Questo sci-fi futuristico uscì lo stesso anno di Blade Runner. Ma era molto più punk
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Questo sci-fi futuristico uscì lo stesso anno di Blade Runner. Ma era molto più punk

Un sorprendente affresco psichedelico e provocatorio, molto in anticipo sui tempi e che merita di essere riscoperto

Questo sci-fi futuristico uscì lo stesso anno di Blade Runner. Ma era molto più punk

Un sorprendente affresco psichedelico e provocatorio, molto in anticipo sui tempi e che merita di essere riscoperto

frame del film sci-fi Liquid Sky

Il 1982 fu un anno fondamentale per il cinema sci-fi. Sul grande schermo debuttò infatti l’iconico Blade Runner di Ridley Scott, destinato a ispirare gran parte dell’immaginario cyberpunk sviluppatosi negli anni successivi. Lo stesso anno vide tuttavia l’uscita di un altro film di fantascienza, che, seppur ampiamente sottovalutato, si rivelò molto in anticipo sui tempi.

Diretto dal regista russo Slava Tsukerman, Liquid Sky è un film sci-fi a basso budget che è riuscito a guadagnarsi in brevissimo tempo lo status di cult, mettendo sul piatto un animo irresistibilmente punk, capace di catturare con assoluta autenticità la trasgressiva energia della scena new wave della New York nei primi anni ’80.

Girato con un cast formato perlopiù da reali esponenti di quel sottobosco culturale – tra musicisti, modelli, performer e spacciatori – Liquid Sky non ha solo raccontato quel mondo, ma lo ha incarnato alla perfezione. Si è rivelato un film queer molto prima che la parola diventasse di uso comune, regalando una attualissima visione sulla fluidità di genere, la dipendenza, il desiderio e l’alienazione urbana, raccontata attraverso estetiche al neon e synth martellanti.

La trama di questa sottovalutata perla sci-fi vede un UFO arrivare sopra Manhattan, attirato da una sostanza prodotta nel cervello umano durante l’orgasmo. A farne le spese è Margaret, modella androgina e disillusa (interpretata da Anne Carlisle, che dà volto anche al personaggio maschile di Jimmy), circondata da un’umanità famelica, manipolatrice e abusiva, che dà vita ad un vero e proprio un microcosmo tossico che ha al suo centro la stessa Margaret.

Sotto la sua superficie psichedelica e provocatoria, Liquid Sky è uno sguardo crudele ma lucidissimo sulle dinamiche di potere, sull’abuso, sul corpo come campo di battaglia e sull’arte come ultimo rifugio. Si tratta di un film estetico fino all’ossessione ma mai superficiale, valorizzato da un approccio sperimentale e da una carica filosofica che lo rendono ancora oggi una delle opere più radicali mai prodotte nel circuito indie. I numeri del resto parlano chiaro: realizzato con un budget di 500.000 dollari, Liquid Sky ne incassò oltre 1,7 milioni, diventando la produzione indie più redditizia del 1983.

Insomma, in un’epoca in cui tutto sembra dover essere spiegato e codificato per il pubblico di massa, Liquid Sky resta un oggetto alieno e affascinante. Un monumento alla resistenza queer, alla sperimentazione radicale, al cinema come puro gesto punk, che mai come ora è d’obbligo riscoprire – specialmente se siete tra coloro che pensano che la fluidità di genere sia una mera invenzione dell’ultima decade.

Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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Foto: Cinevista

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