Questo snervante thriller su Netflix è tra i migliori degli ultimi anni, ma non ne abbiamo parlato abbastanza
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Questo snervante thriller su Netflix è tra i migliori degli ultimi anni, ma non ne abbiamo parlato abbastanza

Basato su una impressionante storia vera, non ha ancora ottenuto dal pubblico l'attenzione che avrebbe meritato

Questo snervante thriller su Netflix è tra i migliori degli ultimi anni, ma non ne abbiamo parlato abbastanza

Basato su una impressionante storia vera, non ha ancora ottenuto dal pubblico l'attenzione che avrebbe meritato

banner del thriller The Stranger

Se da un lato il continuo ampliarsi del catalogo Netflix negli ultimi anni ci ha permesso di scoprire e recuperare molti titoli meritevoli, altri sono giocoforza rimasti inghiottiti dal continuo flusso di nuove uscite. Tra quelli che gridano maggiormente vendetta vi è sena dubbio The Stranger, thriller australiano diretto da Thomas M. Wright che meriterebbe di essere ricordato tra i migliori esempi del genere degli anni 20 del nuovo millennio.

Ispirato a una terrificante storia vera, il film racconta un’operazione sotto copertura organizzata dalla polizia australiana per ottenere la confessione di un uomo sospettato del rapimento e dell’omicidio di un ragazzo. Nel film il sospettato prende il nome di Henry Teague ed è interpretato da un magnetico e disturbante Sean Harris, mentre Joel Edgerton veste i panni di Mark, l’agente infiltrato incaricato di conquistare la sua fiducia.

Fin dalle prime immagini, The Stranger chiarisce immediatamente le proprie intenzioni. Non è un thriller costruito sui colpi di scena o sulla spettacolarizzazione della violenza, ma bensì un’opera a combustione lenta, dal tono opprimente e da una natura profondamente psicologica. Wright trasforma infatti ogni sequenza in una bomba a orologeria, lasciando che il senso di minaccia emerga poco alla volta attraverso silenzi, sguardi e conversazioni apparentemente innocue tra i due uomini.

La vicenda prende ispirazione dal caso reale di Brett Peter Cowan, accusato dell’omicidio del tredicenne Daniel Morcombe. Tuttavia il regista non esita a romanzare volutamente gran parte della storia, cambiando nomi e dettagli per concentrarsi non tanto sul true crime in sé, quanto sul peso emotivo che un’indagine simile finisce per gravare sulle spalle di tutte le persone coinvolte, finendo così èer dare vita a una parabola sull’ossessione, sul trauma e sull’identità più che sul crimine in sé.

Il rapporto ambiguo che viene a crearsi tra Mark e Henry rappresenta senza dubbio il cuore del film. Il primo deve fingersi criminale per avvicinare il sospettato, entrando gradualmente nella sua vita e costruendo con lui una falsa amicizia. Il secondo, invece, appare inizialmente come un uomo qualunque, quasi anonimo, con Sean Harris che riesce a farne emergere la natura inquietante attraverso piccoli dettagli come lo sguardo perso, la voce spezzata, e le improvvise esplosioni emotive che interrompono la calma apparente del film.

Dal canto suo Edgerton offre probabilmente una delle interpretazioni più trattenute e dolorose della sua carriera. Mark è infatti un uomo consumato dal proprio ruolo, schiacciato dal peso psicologico dell’operazione, e più tempo trascorre accanto a Henry, più sembra perdere pezzi di sé stesso. Le scene in compagnia di suo figlio diventano così ancora più snervanti, dal momento che ricordano allo spettatore cosa ci sia davvero in gioco.

A rendere The Stranger così efficace contribuisce anche la regia di Wright. La fotografia cupissima avvolge il film in un’oscurità quasi soffocante, mentre la colonna sonora minimale amplifica costantemente la sensazione di disagio. A tutto questo contribuiscono in maniera importante le sequenze oniriche dedicate agli incubi di Mark. le quali si inseriscono perfettamente nella narrazione, aumentando il senso di paranoia e logoramento mentale.

Queste peculiarità unite alla sua natura fortemente autoriale permettono a The Stranger di distinguersi dalla maggior parte dei thriller contemporanei. Il film non cerca mai di intrattenere realmente lo spettatore nel senso classico del termine, ma preme bensì nel trascinarlo in un’esperienza emotivamente estenuante e claustrofobica.

Insomma, forse non ha avuto il clamore mediatico di altri thriller Netflix più immediati e di facile consumo, ma The Stranger resta uno di quei film che dimostrano quanto il genere possa ancora essere declinato e manipolato in visioni fortemente personali capace ancora di lasciare il segno nell’animo di chi le guarda.

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Foto: MovieStillsDB

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