Qualche tempo fa abbiamo intervistato lo sceneggiatore di Braveheart, Randall Wallace, venuto a Milano per tenere una lezione presso il corso del “Master di scrittura e produzione per la fiction e il cinema” dell’Università Cattolica. Wallace ha risposto alle nostre domande svelando impressioni e curiosità sui suoi lavori e regalandoci qualche anticipazione sui suoi progetti futuri. Tra le sue pellicole ricordiamo Braveheart – Cuore Impavido (sceneggiatore), Pearl Harbor (sceneggiatore), La maschera di ferro (regista/sceneggiatore) e We Were Soldiers (regista/sceneggiatore). Il regista/sceneggiatore ci ha raccontato la sua convivenza sul set con il cast di Un anno da ricordare (in sala dal 10 giugno), film che ha commosso il pubblico americano incassando circa 60 milioni di dollari. Non sono mancati anche gli aneddotti sulla lavorazione delle sue pellicole passate, la sua opinione sulle vicissitudini dell’amico Mel Gibson, e il racconto di alcuni episodi della sua vita privata, dal tema dominante dei suoi film alla fondazione di una casa di produzione. Inoltre, nel 2000 Wallace ha fondato anche Hollywood for Habitat for Humanity, dove celebrità del mondo del cinema si uniscono a migliaia di volontari per costruire case economiche per i più bisognosi. Infine, il regista/sceneggiatore ci ha regalato alcune anticipazioni sul suo prossimo progetto Love and Honour, scritto e diretto dallo stesso Wallace e interpretato da Channing Tatum (Step Up).
Intervista a Randall Wallace:
Best Movie: Il perdono sembra essere un tema rilevante nei suoi film, sia come scrittore che come regista. Braveheart, Pearl Harbor, La maschera di ferro e We Were Soldiers ne sono un chiaro esempio. Potrebbe spiegarci perché e che cosa significa per lei il perdono?
Randall Wallace: Personalmente penso che per perdonare gli altri dobbiamo prima perdonare noi stessi. Dobbiamo accettare la fragilità del nostro umano per poter abbracciare i difetti altrui. Penso che questo sia alla base del perdono. Non sono bravo in questo. Accettare la mia debolezza è una delle più grandi sfide della mia vita. Credo nella disciplina, nell’etica del guerriero e quindi tutti i personaggi di cui scrivo sono individui che, in un modo o nell’altro, affrontano i miei stessi demoni. Sono convinto del fatto che i momento più memorabili del cinema siano quelli nei quali il pubblico possa immedesimarsi nei personaggi e credere nel loro dramma personale.
BM: Quale film identificherebbe come principale fonte d’ispirazione per il suo lavoro?
RW: Quando ero giovane ho visto Un uomo per tutte le stagioni ed è un film che mi ha veramente ispirato. Ho amato molto anche Spartacus, Il dottor Zivago e Il Buono, il Brutto e il Cattivo. Erano i miei film preferiti. Un uomo per tutte le stagioni racconta la storia di uno che ama più la verità della sua vita fisica. Come in Braveheart, Wallace crede che il sacrificio del suo corpo possa dare significato alla sua vita senza perdere nulla.
BM: Un anno da ricordare (in inglese: Secretariat), la cui uscita italiana è prevista per il 10 giugno 2011, è stato a lungo nelle sale statunitensi. Qual è stata la reazione del pubblico americano?
RW: In America un film tende a incassare alla fine il doppio del suo weekend di apertura. Secretariat invece ha incassato cinque volte tanto. Questo significa che il pubblico è rimasto entusiasta della pellicola, al punto di consigliarla ai propri amici. Tutti i miei film erano intesi principalmente per un pubblico adulto a causa del livello di tragedia e violenza. Questo film, invece, è adatto ad anziani, genitori, adolescenti e bambini. La perdita di mio padre mi ha motivato a realizzare una produzione per tutta la famiglia. Anche se tutte le storie che ho creato trattano lo stesso tema, hanno tutte un tono tragico. Ma questa è una storia di pura gioia. Ne avevo terribilmente bisogno. Il mio modo di fare film è cambiato quando ho deciso di non inseguire i bisogni di Hollywood ma di seguire il mio cuore. Verso la fine della lavorazione di We Were Soldiers mio padre morì. È stato un momento della mia vita estremamente difficile e quando mi si è presentata la possibliltà di lavorare su questa storia mi è parso evidente che fosse un’opportunità per realizzare un film principalmente gioioso.
Randall Wallace sul set di Un anno da ricordare
BM: Ho saputo che la troupe che ha messo insieme per Secretariat era come una vera famiglia. Può spiegarci come sia successo, soprattutto in relazione alla sua cristianità?
RW: Ho radunato tutti il primo giorno, e dopo esserci presi per mano in un cerchio ho detto loro che il film non sarebbe mai stato quello che volevo che fosse se anche loro non avessero abbracciato la stessa visione. Ho anche detto che sarei stato intransigente nel dirigere il film, aspettandomi completa dedizione da parte loro. Un regista deve ispirare l’audience, ma per fare ciò è necessario ispirare prima troupe e cast. Non è possibile fare ciò senza avere un’ispirazione di base. Il nostro budget era estremamente limitato. Seabiscuit disponeva di oltre 100 milioni di dollari mentre noi ci trovavamo con meno di 40. Ho vissuto quindi nello stesso motel in cui stava la troupe, e mi hanno visto usare la stessa lavatrice comune per fare il bucato. Questo è positivo per il gruppo, in quanto li fa sentire più vicini al regista. Si tratta quindi sia di un’opportunità che di una responsabilità. E’ una lama a doppio taglio.
Randall Wallace e Mel Gibson sul set di We Were Soldiers
BM: Qual è il suo prossimo progetto?
RW: Sto preparando un nuovo film chiamato Love and Honor. E’ basato su un mio romanzo ed è ambientato durante la rivoluzione americana, un periodo storico estremamente rilevante. Solo 200 anni fa Thomas Jefferson, Voltaire, Beethoven, Caterina la grande di Russia, Benjamin Fraklyn, erano tutti vivi allo stesso tempo, mentre ora ci guardiamo in giro e diciamo “Dove sono i grandi personaggi del nostro tempo?” E non credo che questo sia perché la razza umana si è instupidita. Credo che la causa sia la nostra mancanza di coraggio. Non abbiamo la fede necessaria per vivere credendo che il mondo possa essere migliorato, anche da noi stessi. Love and Honor è la storia di un ragazzo che viaggia dalla Virginia alla Russia con la speranza di salvare il sogno della libertà in America. Channing Tatum interpreterà l’eroe della storia e al momento sto facendo offerte anche ad altri attori. E’ un racconto storico come Braveheart.
BM: Vorremmo sapere qualcosa sul conto di Mel Gibson.
RW: Il Mel Gibson di cui parla la stampa non è il Mel Gibson che conosco, e la cosa migliore da fare è pregare per lui. E’ quello che faccio. Ha molti problemi, ma ne è consapevole. E’ un uomo umile e so che prega e spera di essere un uomo migliore, proprio come faccio io, quindi invece che giudicarlo, cerco di sperare per lui.
BM: Hai fondato Hollywood for Habitat for Humanity e anche una tua casa di produzione. Potresti raccontarci qualcosa di queste attività?
RW: L’aver fondato Habitat for Humanity a Hollywood mi fa sembrare una buona persona, ma l’ho fatto solo a causa di un mio bisogno personale. Braveheart vinse 5 Oscar e mi fece passare da sconosciuto a star, rendendo però la mia vita estremamente isolata e solitaria. Ero circondato da persone che, invece di darmi sostegno volevano solo usare la nostra amicizia per trarne vantaggio. Per la prima volta nella vita ho capito che il successo può essere più pericoloso del fallimento. Ottenere soldi e fama a scapito della prporia anima significherebbe morire. Cercavo qualcosa che nutrisse il mio spirito e Habitat for Humanity era come una casa da costruire insieme a quelli che ne sarebbero stati gli abitanti. Mi ha riempito il cuore.
