Tra le tante sequenze violente e crude che hanno reso Il Trono di Spade una delle serie più discusse della televisione, ce n’è una che ancora oggi divide il pubblico: la notte di nozze tra Sansa Stark e Ramsay Bolton. Andata in onda nel quinto episodio della quinta stagione, “Unbowed, Unbent, Unbroken”, la scena mostra la giovane Sansa subire una brutale violenza sessuale da parte del marito, mentre Theon Greyjoy è costretto ad assistere impotente. Un momento che non compare (per ora) nei romanzi di George R.R. Martin e che, all’epoca, generò un’ondata di indignazione e accuse nei confronti degli autori per l’eccessiva rappresentazione di violenza sulle donne.
A distanza di anni, però, la sua interprete Sophie Turner difende ancora quella scelta narrativa. In una recente intervista rilasciata a Flaunt, l’attrice ha spiegato di ritenere che la serie HBO abbia in realtà svolto un ruolo importante nel mostrare senza filtri la condizione femminile in un mondo dominato dal patriarcato: «Ho sentito e lo penso ancora che Game of Thrones ha fatto luce su cose che molti dicevano ‘Oh Dio, non puoi mostrare una cosa del genere’ — e capisco che possa essere un trigger — lo comprendo totalmente» ha dichiarato Turner. Poi però ha aggiunto: «Ma io ho avuto la sensazione che stessimo facendo davvero molta giustizia alle donne e alla lotta che hanno portato avanti per centinaia di migliaia di anni. Il patriarcato, l’essere trattate come oggetti e costantemente aggredite sessualmente… Non credo di conoscere una sola donna che non abbia avuto una qualche forma di esperienza in tal senso».
L’attrice ha raccontato che, ancora oggi, molti uomini faticano a crederle quando dice che praticamente tutte le donne che conosce hanno subito molestie: «E questo perché non ne parliamo abbastanza — ci tiriamo indietro». Guardando indietro alla serie, Turner ha anche riflettuto su come certe scelte sarebbero state recepite in un contesto televisivo attuale: «Se Game of Thrones uscisse oggi, penso che sicuramente inseriremmo degli avvisi di contenuto. Ma sono davvero orgogliosa di aver fatto parte di Game of Thrones, una serie che non si è tirata indietro nel mostrare le atrocità subite dalle donne all’epoca. Mi sento orgogliosa di aver fatto parte di quella conversazione».
Il dibattito sulla scena non si è mai esaurito, tanto che già nel 2015, al Comic-Con, Turner aveva sottolineato la resilienza del suo personaggio: «L’unica cosa che Sansa resta, nonostante ciò che le è successo, è forte. Non è colpa sua… Sansa, sì, ha passato molto, ma ha sviluppato abilità grazie a Cersei, Margaery e altre, ed è ancora forte… avrebbe potuto reagire, ma non l’ha fatto. Lei elabora i suoi piani nella mente, non apertamente». Anche la produzione, allora, difese la scelta. Lo sceneggiatore Bryan Cogman spiegò a Entertainment Weekly: «Questo è Game of Thrones. Non si tratta di una ragazzina intimorita che entra nella notte di nozze con Joffrey. È una donna temprata che prende una decisione e vede in quella situazione il modo per riconquistare la sua terra natale». Aggiungendo poi: «Abbiamo preso la decisione di non allontanarci da ciò che realisticamente sarebbe accaduto in quella notte di nozze con quei due personaggi, dalla realtà della situazione e dalla realtà di quel mondo particolare».
Parole, queste, che dimostrano come la sequenza abbia avuto un valore più ampio di quanto molti spettatori avessero percepito allora. Per Sophie Turner, quel momento resta parte integrante della complessa evoluzione di Sansa Stark e del messaggio che Il Trono di Spade ha voluto trasmettere sul potere e sulla sopravvivenza femminile in un mondo brutale.
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