Resident Evil, gli easter egg più importanti del nuovo film
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Resident Evil, gli easter egg più importanti nascosti nel nuovo film di Zach Cregger

Il film di Zach Cregger racconta una storia nuova, ma dissemina il percorso di Bryan di oggetti, creature e immagini che i fan dei videogiochi riconosceranno immediatamente

Resident Evil, gli easter egg più importanti nascosti nel nuovo film di Zach Cregger

Il film di Zach Cregger racconta una storia nuova, ma dissemina il percorso di Bryan di oggetti, creature e immagini che i fan dei videogiochi riconosceranno immediatamente

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Il nuovo Resident Evil di Zach Cregger non adatta direttamente nessuno dei videogiochi Capcom e non riporta sullo schermo protagonisti storici come Leon Kennedy, Jill Valentine o Claire Redfield. La storia segue invece Bryan, interpretato da Austin Abrams, un corriere medico trascinato in una notte sempre più pericolosa mentre intorno a lui la situazione precipita rapidamente.

Gli easter egg di Resident Evil

Questo non significa però che il film abbia rinunciato alla mitologia della saga. Al contrario, Cregger ha riempito il racconto di easter egg, riferimenti visivi, oggetti e soluzioni prese direttamente dai videogiochi, spesso integrandole nella storia invece di limitarle a semplici citazioni sullo sfondo. Alcune sono immediatamente riconoscibili per chi ha trascorso anni tra Raccoon City, la Spencer Mansion e i villaggi infestati della serie; altre richiedono invece un occhio più allenato.

Le Green Herbs

Tra i riferimenti più immediati ci sono le Green Herbs, le celebri erbe verdi utilizzate nei videogiochi per recuperare salute. Nel film compaiono in più momenti e il loro aspetto richiama deliberatamente quello assunto dalla pianta nei capitoli moderni della saga. Cregger aveva anticipato già prima dell’uscita di aver riprodotto alcuni oggetti curativi direttamente dai giochi, prendendo in particolare Resident Evil 4 come riferimento. La presenza delle erbe funziona quindi su due livelli: per chi non conosce la serie sono semplicemente elementi della scenografia, mentre per i fan rappresentano uno dei simboli più riconoscibili del franchise.

Lo stesso vale per il First-Aid Spray, altra risorsa storica dell’inventario di Resident Evil. Anche in questo caso il film non inventa un equivalente cinematografico, ma riprende direttamente un oggetto che i giocatori utilizzano da decenni per sopravvivere agli scontri più difficili.

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La macchina da scrivere

Un altro elemento impossibile da ignorare è la macchina da scrivere. Nei primi Resident Evil rappresentava uno dei pochi luoghi sicuri nei quali salvare i progressi, spesso utilizzando gli Ink Ribbon presenti nell’inventario. Nel film compare all’interno di un ambiente attraversato da Bryan ed è probabilmente uno degli easter egg più immediati per chi conosce i capitoli classici. Non ha bisogno di essere spiegato o sottolineato: basta la sua presenza per richiamare automaticamente una delle immagini più familiari della serie.

È anche un buon esempio del tipo di citazione scelto da Cregger. Resident Evil non interrompe la storia per strizzare l’occhio allo spettatore, ma lascia che oggetti riconoscibili emergano naturalmente dagli spazi attraversati dal protagonista.

Il fucile a pompa

Nel corso del film Bryan recupera anche un fucile a pompa, altro elemento che porta immediatamente alla memoria alcune delle sequenze più celebri dei videogiochi. Il riferimento più lontano risale al primo Resident Evil, dove il giocatore poteva recuperare uno shotgun da una parete della Spencer Mansion, attivando però una trappola mortale. Il parallelo più evidente è però con Resident Evil 4, dove Leon trova un fucile all’interno di una casa nel villaggio.

Cregger ha più volte indicato proprio Resident Evil 4 come uno dei capitoli che maggiormente hanno influenzato il film, soprattutto per la progressione tra ambientazioni e per il modo in cui l’equipaggiamento del protagonista migliora gradualmente. Anche le confezioni di munizioni viste nel film riprendono il design di quelle presenti nei giochi, trasformando persino la ricerca di proiettili in un richiamo visivo alla serie.

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I Cerberus

Non potevano mancare i cani infetti, creature presenti sin dal primo Resident Evil e diventate nel tempo uno dei mostri più facilmente associabili al franchise. Nei giochi vengono generalmente indicati come Cerberus e sono tra le prime creature a mostrare quanto il T-virus possa trasformare anche gli animali. La loro comparsa nel film ricollega immediatamente la nuova storia all’immaginario classico della saga senza dover ricorrere a personaggi già conosciuti.

È un richiamo particolarmente efficace perché Resident Evil ha costruito buona parte della propria identità proprio sulla trasformazione di animali comuni in minacce imprevedibili. I cani sono rimasti una costante del franchise e continuano a essere utilizzati come una delle immagini più immediate dell’orrore biologico creato da Umbrella.

La telecamera

Alcuni riferimenti non sono oggetti nascosti nella scenografia, ma riguardano direttamente il modo in cui il film è girato. In diversi momenti la telecamera si posiziona dietro le spalle di Bryan, evocando la visuale resa celebre da Resident Evil 4 e diventata successivamente uno standard per molti action in terza persona. In altre sequenze, invece, il punto di vista si avvicina alla prima persona, scelta adottata da Capcom con Resident Evil 7 e Resident Evil Village.

Cregger utilizza quindi anche la regia per attraversare le diverse epoche del franchise. Non cerca di riprodurre costantemente la prospettiva di un videogioco, ma inserisce brevi momenti capaci di richiamarne immediatamente il linguaggio visivo.

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Porte, chiavi e stanze chiuse

Uno degli aspetti più caratteristici di Resident Evil è sempre stato il rapporto con gli ambienti. I protagonisti devono trovare chiavi, tessere magnetiche, codici e oggetti necessari ad aprire passaggi apparentemente inaccessibili. Il nuovo film riprende anche questa struttura. Bryan incontra porte chiuse, ostacoli e spazi che richiedono una soluzione prima di poter proseguire, trasformando il suo percorso in qualcosa che ricorda l’esplorazione dei videogiochi.

Cregger ha spiegato che questi elementi non erano pensati soltanto come riferimenti destinati ai fan. L’obiettivo era recuperare la sensazione di avanzare lentamente attraverso un ambiente ostile, senza sapere cosa possa trovarsi nella stanza successiva. In questo senso anche un lucchetto o una porta sbarrata diventano parte dell’identità di Resident Evil tanto quanto uno zombie o una creatura mutante.

Leon Kennedy

Tra i riferimenti più curiosi individuati dagli spettatori ci sono alcuni richiami a Leon S. Kennedy, anche se il personaggio non compare direttamente nel film. Uno dei più discussi riguarda un’insegna sullo sfondo che contiene il nome Leon S. Kennedy associato a un negozio di armi e munizioni. È un riferimento molto più nascosto rispetto alle Green Herbs o alla macchina da scrivere e sembra appartenere a quella categoria di dettagli inseriti dalla scenografia appositamente per chi avrebbe analizzato ogni fotogramma.

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Resident Evil 4 è il gioco più citato

Tra tutti i capitoli Capcom, Resident Evil 4 sembra essere quello che ha lasciato l’impronta più evidente sul film di Cregger. Non soltanto per oggetti come erbe, armi e munizioni, ma per l’intera struttura dell’avventura. Bryan si sposta continuamente da un ambiente all’altro, affrontando minacce sempre più grandi e recuperando progressivamente equipaggiamenti migliori, secondo una logica molto simile a quella della missione di Leon nel quarto capitolo.

È probabilmente questo il filo che tiene insieme tutti i riferimenti disseminati nel film. Green Herbs, shotgun, munizioni, macchine da scrivere e inquadrature riconoscibili non servono a trasformare Resident Evil in una raccolta di citazioni. Sono piuttosto il modo scelto da Cregger per ricordare continuamente allo spettatore da quale universo proviene quella storia, anche quando sullo schermo non ci sono Leon, Claire o Jill.

Foto: Eagle Pictures

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