Robert De Niro è stato protagonista quest’oggi di un rendez-vous a lui dedicato con il pubblico e gli accreditati di Cannes. Introdotto dal delegato generale Thierry Frémaux, e da una colossale standing ovation, che ha messo a dura prova anche la proverbiale scorza dell’attore feticcio per eccellenza di Martin Scorsese, il divo americano ha dialogato con i presenti – in maniera a dire il vero un po’ svogliata, con una moderazione da parte dell’artista JR forse non all’altezza del contesto e non del tutto centrata – accogliendo alla fine, alla sua maniera sempre più ruvida e stringata, anche qualche domanda dal pubblico, con gli spettatori della Sala Debussy che hanno alzato generosamente le mani sbracciandosi a più riprese.
Per l’occasione sono state proiettate le prime immagini di un documentario che proprio l’artista francese JR sta preparando, da un po’ di tempo, sulla leggenda del cinema americano (da qui la scelta, non del tutto felice, di sceglierlo come interlocutore diretto di De Niro sul palco). “Lo faccio per ragioni che non conosco“, ha confidato durante la sua “masterclass” l’attore 81enne, che il giorno prima aveva ricevuto la Palma d’oro onoraria all’apertura del 78° Festival di Cannes direttamente dal sodale scorsesiano Leonardo DiCaprio, che ha parlato anche di come l’incontro con De Niro gli abbia cambiato la vita. “Nessuno sa come sarà“, ha poi aggiunto, laconico. Per diversi anni, il fotografo JR, noto per le sue stampe in bianco e nero in formato XXL e per il bellissimo documentario Visages, Villages con la compianta Agnès Varda, oltre che per la sua vicinanza alla nostra Alice Rohrwacher, ha filmato De Niro nello studio newyorkese di suo padre, un pittore, poeta e scultore di origini italiani e irlandesi poco conosciuto che portava il suo stesso nome, scomparso nel 1993 (tutte le domande di JR, in maniera forse un po’ ombelicale, erano in qualche modo e di fatto riferite alla figura paterna di Bob).

Robert De Niro e JR in Sala Debussy per il rendez-vous. Foto: Andreas Rentz/Getty Images
La star di Taxi Driver, che è tornato a indicare Marlon Brando e Montgomery Clift come gli attori del passato che l’hanno più formato e ispirato in assoluto, ha addirittura incaricato JR di leggere i diari di suo padre, che lui stesso non aveva mai letto. Questo documentario “forse sarà terminato tra un anno, tra tre anni“, ha detto De Niro. “Non so nemmeno se lo mostreremo mai“. Le prime immagini, proiettate sul grande schermo della Debussy, mostrano anche una gigantesca foto della madre di De Niro che riemerge dalla superficie del fiume Hudson. Durante le riprese lo studio del padre di De Niro, come precisato dallo stesso JR, è stato come “congelato” al tempo in cui lo usava lui stesso e tutto è rimasto esattamente al suo posto da allora, dai posaceneri alla disposizione degli oggetti.
De Niro stesso ha precisato di non avere in realtà molta voglia di raccontare se stesso, né di gettare un faro costante sul suo privato. “A volte è noioso e non vorrei farlo, ma so che devo farlo“, ha detto, aggiungendo che la scelta di farlo è al contempo per i suoi genitori, i suoi figli e “i posteri” in generale. “Ho paura della morte, ma so di non avere scelta“, ha confidato ai cinefili di Cannes. “E quando sai di non avere scelta, puoi iniziare a pensare a come affrontare la cosa, abbracciando la vita. Voglio tenere tutto più possibile intatto, perché voglio che i miei figli più grandi sappiano chi era mio padre. Ho fatto dei videotape e delle foto dell’intero studio per tenerlo il più possibile in vita, affinché anche i miei figli più giovani possano vedere cosa significava per lui muoversi nello spazio che abitava. Anche mia madre, dopotutto, mi raccontava storie della sua famiglia”.

Robert De Niro in compagnia del delegato generale di Cannes, Thierry Frémaux. Foto: Andreas Rentz/Getty Images
Foto di copertina: Andreas Rentz/Getty Images
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