Basato sull’omonimo romanzo di Ken Follet, acclamato best seller internazionale, World Without End è il seguito de I pilastri della terra. Le vicende si svolgono infatti circa due secoli dopo e nella medesima località (immaginaria) di Kingsbridge. Dopo il successo riscosso dal primo adattamento televisivo dell’opera di Ken Follett, i produttori Ridley e Tony Scott (quest’ultimo, come noto, recentemente scomparso), in collaborazione con la Tandem Communication e il regista Michael Caton-Jones, hanno deciso di adattare anche Mondo senza fine per il piccolo schermo, creando una serie televisiva di otto episodi che, al momento, ha trovato distribuzione nel Regno Unito, Canada e Stati Uniti, mentre è ancora inedita in Italia.

Inghilterra del 1327. Dopo una brutale guerra civile, re Edoardo II è sconfitto dalla sua sposa francese, la regina Isabella, che lo imprigiona e al suo posto incorona il figlio, Edoardo III, Re d’Inghilterra. Le premesse sono queste: citate a grandi lettere nel preludio del primo episodio, introducendo lo spettatore nel clima guerrafondaio dell’epoca, poco prima dell’inizio della famosa guerra dei cento anni.
Sullo sfondo del conflitto e dei giochi di potere fra la Chiesa e la Corona a Kingsbridge, una giovane donna Caris (Charlotte Riley) sprona le coscienze degli abitanti della piccola città contro i soprusi dei potenti. Figlia del lanaiolo del paese, si innamora di Merhin (Tom Weston-Jones, il protagonista di Copper) ma tra lei e il suo vero amore si intromette la zia Petranilla, una spietata Cynthia Nixon, davvero lontana dal suo ruolo di Miranda in Sex & The City.

Dato il tono e l’ambientazione medievale, World Without End non può non ricordarci, per certi aspetti, Game of Thrones, la fortunata serie della HBO che in un medioevo immaginario alterna ambientazioni realistiche a elementi fantasy. Come in quella serie, anche qui i dettagli cruenti non sono celati, ma mostrati senza censura, e i personaggi secondari sono affascinanti e ben sviluppati. La componente femminile inoltre è centrale, perché dà voce a una ribellione che sprona le coscienze, parallelamente al percorso compiuto dalla protagonista alla ricerca della propria autorevolezza.

Un’opera difficile da trasporre in chiave televisiva perché si compone di diversi livelli che s’intersecano fra loro rimanendo però in qualche misura indipendenti, nel puro stile di Ken Follett, e che compongono un’opera corposa ma dettagliatissima, al pari dei romanzi dello scrittore George R.R. Martin.
Sono molte dunque le assonanze fra le due serie, ma di una cosa siamo certi: la Cersei Lannister di Game of Thrones sembra un tenero agnellino rispetto alla perfida zia Petranilla.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA