Scene di sesso? Ecco perché “per le attrici è peggio” secondo una star di House of the Dragon
whatsapp

Scene di sesso? Ecco perché “per le attrici è peggio” secondo una star di House of the Dragon

Secondo l'interprete, le donne che fanno sentire la propria voce in questi casi sono «etichettate come ‘difficili’ o come ‘stron*e’»

Scene di sesso? Ecco perché “per le attrici è peggio” secondo una star di House of the Dragon

Secondo l'interprete, le donne che fanno sentire la propria voce in questi casi sono «etichettate come ‘difficili’ o come ‘stron*e’»

una star di house of the dragon sulle scene di sesso della serie

Negli ultimi anni, le scene di sesso e intimità sullo schermo sono diventate oggetto di crescente attenzione e dibattito. Dopo il movimento #MeToo, che ha scoperchiato decenni di abusi e squilibri di potere nell’industria dell’intrattenimento, Hollywood e le grandi produzioni internazionali hanno avviato un percorso di revisione delle pratiche sul set. Da semplice “appendice” narrativa, l’intimità messa in scena è oggi considerata un aspetto che necessita di preparazione, consenso e tutela. L’introduzione degli intimacy coordinator – figure professionali incaricate di garantire la sicurezza e il benessere degli attori durante le riprese – ha segnato una svolta epocale. Eppure, come sottolinea Olivia Cooke, star di House of the Dragon, la strada verso una parità reale non è ancora conclusa.

In un’intervista concessa a The i Paper, l’attrice britannica che nella serie HBO in attesa della terza stagione interpreta la regina Alicent Hightower ha raccontato come, nonostante i progressi, le donne vengano ancora spesso giudicate in maniera diversa rispetto ai colleghi maschi quando decidono di fissare limiti chiari nelle scene intime. «Le attrici spesso vengono etichettate come ‘difficili’ o come ‘stronze’ per aver fatto sentire la propria voce», ha dichiarato Cooke, evidenziando uno stigma che continua a persistere.

Il problema, spiega l’attrice, nasce soprattutto nelle fasi iniziali di carriera, quando le giovani interpreti non sempre hanno la sicurezza o il linguaggio tecnico necessario per rifiutare richieste scomode o potenzialmente lesive. In questi casi, la presenza di un buon intimacy coordinator diventa fondamentale: «Diventano una voce per le donne che esitano di fronte alle richieste, soprattutto quando sono appena agli inizi e non hanno ancora il vocabolario per esprimere chiaramente ciò con cui non si sentono a loro agio». Cooke ha sottolineato anche il cambiamento radicale portato da questa nuova figura professionale: «È incredibile pensare che, prima che queste persone esistessero, si dovesse semplicemente improvvisare per portare a termine quelle scene». Una testimonianza che mette in luce quanto il sistema precedente fosse fragile e lasciasse spazio a situazioni di forte vulnerabilità.

Pur ribadendo l’importanza di proteggere chi recita, Cooke non mette in discussione il valore narrativo delle scene di sesso. «Mostrare intimità, passione è una parte integrante del riflettere l’esperienza umana», ha detto, spiegando però che questo può e deve avvenire senza che gli attori abbiano la sensazione che “una parte di sé stessi venga portata via”.

Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui l’attrice è impegnata nella promozione di The Girlfriend, nuova serie Amazon Prime Video diretta da Robin Wright. Nella storia, Cooke interpreta Cherry, la giovane fidanzata di Daniel, il figlio della protagonista Laura (Wright), una donna apparentemente perfetta la cui vita inizia a sgretolarsi proprio a causa dell’arrivo della nuova ragazza. Un ruolo intenso, che conferma la volontà dell’attrice di affrontare personaggi complessi e di non sottrarsi alle sfide del mestiere, mantenendo però la consapevolezza dei propri limiti e diritti.

Leggi anche: Questo scandaloso anime sul sesso libero è appena uscito, ma è già stato censurato

© RIPRODUZIONE RISERVATA