Solo lo scorso anno è approdata in streaming una serie prodotta da Tom Hanks e Steven Spielberg che fin da subito ha destato la curiosità tanto dei fan di Top Gun quanto degli appassionati di film e serie ambientati durante gli eventi della Seconda guerra mondiale. Dopo Band of Brothers e The Pacific, il percorso di Hanks e Spielberg nel conflitto sembrava ormai completato, tuttavia con Masters of the Air hanno dimostrato che c’era ancora una grande fondamentale storia da raccontare: quella dei bombardieri e dei loro equipaggi che hanno preso parte al conflitto dallo spazio aereo. Una serie che, pur non avendo ancora raggiunto lo status iconico delle sue “sorelle maggiori”, merita senza esitazioni di stare sullo stesso piano.
Adattata dal saggio di Donald L. Miller Masters of the Air: America’s Bomber Boys Who Fought the Air War Against Nazi Germany, la miniserie segue le missioni del 100th Bomber Group dell’aviazione americana schierato in Europa nel 1943. Un reparto passato alla storia con l’appellativo di “Bloody Hundredth” per l’altissimo tasso di perdite, costretto a compiere operazioni rischiosissime in pieno giorno, esposto al fuoco nemico e alle condizioni estreme dell’alta quota. Una guerra diversa da quella raccontata nelle trincee o nelle isole del Pacifico. Forse più fredda e tecnica, ma non meno devastante.
La forza di Masters of the Air sta prima di tutto nel suo realismo. Lo stesso Spielberg ha sottolineato più volte come l’intero progetto ha sempre avuto per lui una valenza personale, dal momento che suo padre aveva fatto parte dell’Army Air Corps e per anni. Non è un caso che la serie abbia avuto una gestazione molto lunga, con la tecnologia che solo oggi ha reso possibile restituire in modo credibile la reale esperienza di volo in formazione dentro a un B-17. Questo grazie soprattutto all’utilizzo di “The Volume”, un sistema di enormi schermi LED che avvolgono gli attori, che dà alle scene aeree una fisicità e un suono raramente raggiunti sul piccolo schermo.
Dal punto di vista narrativo, la serie funziona come un grande narrazione corale, il quale riesce tuttavia a valorizzare ogni singolo personaggio. Austin Butler ne è una delle sorprese più apprezzate nei panni del maggiore Gale “Buck” Cleven, confermandosi dopo Elvis e Dune – Parte Due come un interprete capace di incarnare carisma e fragilità senza mai scadere in un eroismo fine a sé stesso. Al suo fianco trovano spazio personaggi come Harry Crosby (Anthony Boyle), pilota afflitto dalla nausea in volo, che non manca di ricordarci come dietro le uniformi vi siano sono uomini prodi ma imperfetti, pieni di paura, chiamati comunque a fare il proprio dovere.
Un approccio che rende la Masters of the Air sorprendentemente universale, capace di parlare anche a chi non ha mai amato i war drama. Forse il pubblico ricorda con maggiore facilità Band of Brothers, ma Masters of the Air non ha nulla di meno, ponendosi come un punto di vista alternativo della stessa drammatica storia, e regalando una visione potente, rispettosa e profondamente umana. Una produzione che dimostra quanto il racconto della Seconda guerra mondiale abbia sempre qualcosa da dire – se affidato alle mani giuste.
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