Composta da otto episodi, la serie creata da Mauro Aragoni, Silvia Ebreul e Marcello Izzo si pone come una vera e propria rivisitazione degli spaghetti western, al punto da essere stata girata – come da tradizione – tra Italia e Spagna, con alcune sequenze realizzate anche in Marocco. La formula è tuttavia stata adattata per il pubblico contemporaneo, dando vita a un western decisamente più violento e sopra le righe non adatta agli spettatori più impressionabili. Non devi quindi sorprendere che la serie presenti uno dei personaggi più sanguinari mai apparsi in un western. Ma andiamo con ordine.
That Dirty Black Bag è un prodotto decisamente oscuro e non ha alcuna paura di spingersi oltre i limiti, come testimoniato dalla numerose decapitazioni presenti nella serie. Nonostante la violenza estrema, la serie non ha alcuna difficoltà a conservare quell’anima volutamente sopra le righe che ha reso celebri gli spaghetti western. Non pretende certo di riscriverne le regole, ma riesce a giocare con l’eredità del filone cinematografico trasformandone l’eredità in una corsa “sporca”, cupa e tuttavia sorprendentemente divertente.
Purtroppo, dopo il debutto su AMC+ nel marzo 2022, la serie non è riuscita a conquistare un pubblico abbastanza numeroso da garantirsi un futuro. Una sorte che contrasta fortemente con l’entusiasmo suscitato dalla critica, come testimoniato dal considerevole 80% di recensioni positive messo a segno su Rotten Tomatoes. Insomma, grazie a interpretazioni convincenti, una fotografia affascinante e un’identità visiva molto marcata, That Dirty Black Bag rimane una delle serie western più sottovalutate degli ultimi anni e che meriterebbe decisamente di essere riscoperta, soprattutto dai fan degli spaghetti western.
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Foto: MovieStillsDB
Fonte: SlashFilm
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