Alcuni film e serie chiedono allo spettatore di entrare attentamente dentro alle proprie storie, di inseguire dettagli, ipotesi, possibilità. È il caso di opere come Inception di Christopher Nolan e Dark, due titoli diventati punti di riferimento per chi ama la fantascienza che stimola, confonde e costringe a rimettere continuamente in discussione ciò che si sta guardando. Da una parte il labirinto mentale dei sogni, dall’altra il fascino cupo di una narrazione che si avvita su se stessa. Ed è proprio a quell’immaginario che sembra guardare una delle serie sci-fi più interessanti presenti nel catalogo Apple TV+: Dark Matter.
Basata sull’omonimo romanzo di Blake Crouch, la serie è rimasta finora leggermente più defilata rispetto ad altri grandi titoli fantascientifici della piattaforma, ma il riscontro ottenuto dimostra che si tratta di un racconto tutt’altro che secondario. Anzi, proprio il suo mix di tensione emotiva, idee speculative e accessibilità narrativa la rende una proposta particolarmente solida per chi cerca una storia capace di intrattenere senza rinunciare all’ambizione. E ora, con la seconda stagione attesa nel 2026, l’interesse intorno al progetto è destinato a crescere ancora.
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A differenza di Dark, Dark Matter non costruisce il proprio impianto sul viaggio nel tempo. La sua materia narrativa è quella degli universi paralleli, esplorati attraverso la vicenda di un uomo determinato a ritrovare la strada verso la propria famiglia. Da qui nasce una riflessione che tocca uno degli interrogativi più affascinanti della fantascienza: quanto cambia una vita a partire dalle scelte più semplici? La serie si muove infatti tra realtà alternative e scenari possibili, mettendo in scena una successione di “e se?” che riguardano il passato, le occasioni perdute e le identità che avremmo potuto assumere.
È qui che il paragone con Inception diventa particolarmente interessante. Proprio come il film di Christopher Nolan giocava con la percezione della realtà e con l’idea che ciò che vediamo possa non essere mai del tutto stabile, anche Dark Matter porta lo spettatore a interrogarsi costantemente su chi abbia davvero davanti. L’identità del protagonista, come la natura stessa del mondo che attraversa, diventa qualcosa di mobile, incerto, sfuggente. Il risultato è una serie che lavora su concetti complessi, anche legati alla fisica quantistica, ma sceglie di farlo con una costruzione più lineare e leggibile rispetto ai rompicapi più estremi del genere.
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Uno degli aspetti più curiosi del progetto riguarda proprio Blake Crouch. Non solo Dark Matter è tratto da un suo libro, ma è anche sviluppato per il piccolo schermo dallo stesso autore, una circostanza piuttosto rara nel panorama delle serie sci-fi. La prima stagione ha già esaurito gran parte del materiale del romanzo originale, e proprio per questo il secondo capitolo rappresenta un passaggio decisivo: Crouch non si limiterà ad adattare, ma espanderà direttamente il mondo e la mitologia da lui stesso creati. È un elemento che potrebbe rivelarsi fondamentale per mantenere intatta la coerenza del racconto anche oltre i confini del testo di partenza.
Pur non avendo ancora raggiunto la popolarità o lo status di fenomeno culturale di Inception e Dark, Dark Matter ha tutte le caratteristiche per ritagliarsi uno spazio importante nella fantascienza contemporanea. Per chi ama le storie che mettono alla prova lo sguardo e aprono crepe nella realtà, potrebbe essere davvero una visione da non lasciarsi sfuggire.
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