Questa serie fantasy ignorata da molti non ha nulla da invidiare al Trono di Spade
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Questa serie fantasy ignorata da molti non ha nulla da invidiare al Trono di Spade

Mentre Westeros resta il simbolo del fantasy moderno, quest'altro titolo ha costruito in cinque stagioni un universo adulto, oscuro e sorprendente, capace di conquistare critica e fan

Questa serie fantasy ignorata da molti non ha nulla da invidiare al Trono di Spade

Mentre Westeros resta il simbolo del fantasy moderno, quest'altro titolo ha costruito in cinque stagioni un universo adulto, oscuro e sorprendente, capace di conquistare critica e fan

immagine dalla serie fantasy the magicians

Il Trono di Spade ha ridefinito il fantasy televisivo moderno, portando sul piccolo schermo un’idea di racconto epico che per anni è sembrata quasi impossibile da replicare. Intrighi politici, famiglie in guerra, magie antiche, creature leggendarie e un mondo narrativo costruito con un’ambizione rara hanno trasformato la serie HBO in un punto di riferimento inevitabile per chiunque si sia avvicinato al genere dopo il 2011. Eppure, il fantasy contemporaneo non si esaurisce tra Westeros, draghi e Targaryen. Negli ultimi anni, diverse serie hanno dimostrato che è possibile raccontare universi altrettanto stratificati, magari meno celebrati dal grande pubblico ma capaci di conquistare una nicchia fedelissima e di ottenere una risposta critica sorprendentemente solida.

Tra queste c’è The Magicians, serie andata in onda su Syfy tra il 2015 e il 2020, composta da cinque stagioni e 65 episodi. Creata per la televisione da Sera Gamble e John McNamara, è basata sull’omonima trilogia di romanzi firmata da Lev Grossman e parte da una premessa che, almeno in superficie, può sembrare familiare: un giovane brillante, fragile e ossessionato fin dall’infanzia da una saga fantasy scopre che la magia esiste davvero e viene ammesso in un’università segreta dove si studiano arti magiche. Quel ragazzo è Quentin Coldwater, interpretato da Jason Ralph, e l’istituzione è la Brakebills University for Magical Pedagogy. Ma ridurre The Magicians a una sorta di Harry Potter per adulti sarebbe un errore, perché la serie usa quel punto di partenza solo per aprire una storia molto più cupa, complessa e imprevedibile.

Il cuore della trama ruota attorno alla scoperta che Fillory, il mondo fantastico raccontato nei libri adorati da Quentin da bambino, non è un’invenzione letteraria, ma un luogo reale. E soprattutto non è affatto il rifugio innocente e meraviglioso che lui aveva immaginato. Da qui, The Magicians costruisce progressivamente un universo fatto di mondi paralleli, divinità crudeli, regni da governare, traumi personali, regole magiche rigidissime e conseguenze spesso devastanti. Accanto a Quentin ci sono personaggi destinati a diventare centrali quanto lui, se non di più: Julia Wicker, interpretata da Stella Maeve, esclusa da Brakebills e costretta a cercare la magia attraverso percorsi molto più pericolosi; Alice Quinn, interpretata da Olivia Taylor Dudley, tra le maghe più talentuose della scuola; Eliot Waugh, interpretato da Hale Appleman, figura carismatica e tragica; Margo Hanson, interpretata da Summer Bishil, destinata a una crescita sorprendente; e Penny Adiyodi, interpretato da Arjun Gupta, legato a uno degli aspetti più affascinanti della mitologia della serie.

Il motivo per cui The Magicians merita di essere riscoperta oggi è proprio la sua capacità di crescere stagione dopo stagione. Dove molte serie fantasy esauriscono rapidamente la propria idea iniziale, questa produzione ha fatto il contrario: è partita come racconto universitario soprannaturale e si è trasformata in una saga corale, politica, emotiva e visionaria. Il paragone con Il Trono di Spade non riguarda certo l’impatto culturale, impossibile da equiparare, ma l’ambizione di costruire un mondo in cui magia, potere, desiderio e perdita siano sempre intrecciati. Anche qui, come nella serie HBO, il fantasy non è solo evasione: è una lente attraverso cui raccontare depressione, dipendenza, trauma, amicizia, identità, responsabilità e fallimento.

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La critica, del resto, ha riconosciuto questa evoluzione. Su Rotten Tomatoes, The Magicians conserva una media complessiva molto alta, con un Tomatometer del 91%, mentre alcune stagioni sono arrivate al 100%. Anche il pubblico si è diviso, ma ha continuato a sostenere la serie con una fanbase molto affezionata, come dimostrato dalle campagne nate dopo la cancellazione. Il dato forse più interessante è che molti recensori hanno individuato proprio nella crescita narrativa il punto di forza dello show. Vox ha scritto: «Nella seconda stagione, The Magicians è più oscura, più profonda e semplicemente migliore di quanto fosse nella prima stagione, e si candida a essere una delle serie più inaspettatamente grandi della televisione». The Hollywood Reporter, già dopo i primi episodi, sottolineava invece: «Sono appena due episodi, ma The Magicians ha fornito prove sufficienti di avere abbastanza talento e ambizione per continuare a riservare sorprese». E il Los Angeles Times evidenziava uno degli elementi chiave del suo fascino: «The Magicians regge il confronto rendendo gli studenti un po’ più grandi e complicati».

Per questo, chi cerca un fantasy capace di andare oltre i modelli più celebrati dovrebbe darle una possibilità. The Magicians non ha avuto la popolarità planetaria di Game of Thrones, né lo stesso peso nell’immaginario mainstream, ma ha costruito un universo ricchissimo, popolato da personaggi memorabili e sostenuto da un’evoluzione narrativa rara. È una di quelle serie che molti hanno ignorato mentre era in onda, ma che oggi merita una seconda vita: perché dietro l’apparenza di un racconto magico per universitari si nasconde una delle avventure fantasy televisive più ambiziose, strane e sottovalutate degli ultimi anni.

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