Il cast di The Beguiled al photocell a Cannes 2017

A Cannes è il giorno di Sofia Coppola, che presenta in concorso il suo ultimo film The Beguiled (in Italia uscirà col titolo L’inganno, e qui trovate la nostra recensione), feroce guerra di campo di matrice sessuale in cui un soldato mercenario e nordista (Colin Farrell) viene tenuto in ostaggio da un gruppo di ragazze più giovani del Sud, nei giorni della guerra civile americana. Un gioco al massacro in cui la tensione è serrata, il controllo formale della regista americana ai massimi livelli e la riflessione sul femminile assai acuta, tra capovolgimenti di fronte, corteggiamenti, depistaggi.

Dal racconto di Thomas P. Cullinan Don Siegel aveva già tratto La notte brava del soldato Jonathan nel 1971, con Clint Eastwood protagonista, ma Sofia Coppola ha tenuto a precisare, nella conferenza stampa di presentazione del film a Cannes, che il suo lavoro non è un remake dell’originale (nonostante il suo ex, Quentin Tarantino, voglia proiettarli in double bill a Los Angeles). «Ho provato a tenere il lavoro di Siegel lontano dalla mia mente e a fare soltanto ciò che di personale volevo realizzare. La premessa del racconto è davvero interessante, ma il film originale si svolge da un punto di vista maschile. Quindi ho voluto raccontare la stessa storia dal punto di vista delle donne, immaginando cosa potesse essere per le figure femminili di quel tempo una situazione del genere. Spero che i due film siano semplicemente due facce di una stessa medaglia».

Nicole Kidman, in grandissimo spolvero nel film, si è espressa a proposito del suo personaggio, la figura matriarcale e ingombrante che ingloba tutte le donne del film, Miss Martha. «Proviene da un posto carico d’amore… La sua motivazione nei riguardi delle ragazze consiste nel proteggerle, nel guidarle, in modo che nel momento in cui la guerra fosse finita, loro fossero capaci di agire da sole». Su Farrell la diva australiana ha scherzato così: «Stavamo così bene. Poi è arrivato lui e ha rovinato tutto…Voglio dire, non potevamo certo procreare, ma stavamo bene!».

Lo stesso Colin Farrell, molto rilassato e brillante in conferenza stampa, è stato amabilmente allo scherzo quando la Coppola lo ha definito “un uomo a gettone”, messo al centro in gruppo di donne: «Sono cresciuto con tre donne forti e intelligenti nella mia vita – mia madre e le mie due sorelle – quindi è stato un onore per me girare circondato da delle voci femminili così brillanti e appassionate… Si tratta della mia esperienza preferita in assoluto, il set che ho preferito, è stata bellissimo e formidabile il viaggio di questo film. Non è poco considerando che faccio film da vent’anni. Il set di Sofia ha un’atmosfera molto particolare sull’ambiente di lavoro, tutta basata sull’essere a proprio agio, sulla semplicità, sulla fiducia, grazie anche alla sua eleganza e intelligenza come regista».

Inevitabilmente la discussione è scivolata anche sulla scarsità di registe femminili oggi in circolazione, su cui si è espressa Nicole Kidman: «Solo il 4% dei film del 2016 è stato diretto da delle donne, ragion per cui dobbiamo supportare le registe… Le persone dicono che oggi è tutto diverso, ma non lo è affatto! Abbiamo bisogno di storie, di opportunità, il mondo sta cambiando e noi dobbiamo cambiare insieme a lui. Bisogna dirlo e continuare a dirlo. Per fortuna abbiamo qui Jane Campion e Sofia, ma le statistiche sono impietose, basta guardarle».

Se Elle Fanning e Kirsten Dunst si sono mostrate entrambe ancora una volta entusiaste del lavoro con Sofia Coppola («Non sapevo molto del progetto, ma se Sofia mi passasse anche l’elenco del telefono, io direi: facciamolo!», ha detto la Dunst), in chiusura non poteva ovviamente mancare la domanda su Netflix, vera e propria querelle tormentone del festival. Naturalmente a tale quesito ha risposto la Coppola in prima persona: «Sono assai felice che abbiamo girato il film in 35 mm, e tutto quel lavoro è così meraviglioso a vedersi sul grande schermo. Spero davvero che le persone lo andranno a vedere nei cinema. Noi giriamo pensando al frame grande, non al cellulare. Quell’esperienza è unica, specialmente nelle nostre vite moderne».

A chi gli ha chiesto se farebbe mai un film da 200 milioni di dollari di budget come quelli della Marvel, la regista ha infine risposto: «Mi piace girare film a basso budget dove ho il potere di fare le cose nel modo in cui voglio. Mai dire mai, ma mi piace fare film come questo, che sono concentrati su un’azione che si svolge in unico luogo».

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Foto: Getty Images

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