Sono passati 52 anni, ma l’ultima battuta di questo film continua a definire il cinema gangster
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Sono passati 52 anni, ma l’ultima battuta di questo film continua a definire il cinema gangster

Una manciata di parole racchiude l’ambizione, il controllo e la caduta di un personaggio che ha cambiato per sempre il modo di raccontare il crimine al cinema

Sono passati 52 anni, ma l’ultima battuta di questo film continua a definire il cinema gangster

Una manciata di parole racchiude l’ambizione, il controllo e la caduta di un personaggio che ha cambiato per sempre il modo di raccontare il crimine al cinema

Robert De Niro nel film Il Padrino

A oltre mezzo secolo dalla sua uscita, Il Padrino – Parte II continua a essere considerato uno dei grandi capolavori della storia del cinema. Il film diretto da Francis Ford Coppola intreccia la parabola di Michael Corleone, interpretato da Al Pacino, con il racconto delle origini di suo padre Vito, portato sullo schermo da Robert De Niro.

Tra gli elementi che ancora oggi conservano intatta tutta la loro forza c’è soprattutto il finale, costruito attorno a un flashback che racchiude perfettamente la tragedia di Michael. Una scena apparentemente semplice, ma capace di assumere un significato completamente diverso alla luce di tutto ciò che il personaggio ha vissuto.

Nella sequenza conclusiva, Michael ricorda un momento della sua giovinezza, quando è ancora seduto a tavola con Sonny, Fredo e Tom. La famiglia sta aspettando di festeggiare il compleanno di Vito Corleone, ma durante la conversazione Michael annuncia di aver lasciato il college per arruolarsi nei Marines. La decisione provoca reazioni molto diverse. Sonny si arrabbia, Fredo prova a sostenerlo, mentre Tom gli ricorda che suo padre aveva fatto di tutto per garantirgli un futuro diverso. Michael, però, risponde con una frase destinata a diventare una delle più significative dell’intera saga: «Beh, io ho i miei progetti per il futuro».

Quelle parole assumono un peso enorme se confrontate con l’uomo che Michael è diventato. Il giovane che voleva costruirsi una strada autonoma finirà infatti per ereditare il ruolo del padre e trasformarsi nel capo della famiglia Corleone, spingendosi molto più lontano di quanto avrebbe mai immaginato.

Michael non aveva mai progettato di entrare nel mondo criminale della propria famiglia. Per gran parte della sua giovinezza prova anzi a tenersene lontano, convinto di poter seguire una strada completamente diversa. Quando però accetta definitivamente il ruolo di capo, lo fa secondo le proprie regole: il suo modo di esercitare il potere diventa sempre più freddo, violento e ossessionato dal controllo, fino a portarlo a sacrificare anche ciò che gli era più vicino.

Il momento in cui ricorda quella vecchia conversazione arriva infatti dopo una delle scelte più tragiche della sua vita: la morte di Fredo, suo fratello, ordinata proprio da Michael in seguito al suo tradimento. La battuta finale non racconta soltanto Michael Corleone, ma racchiude anche un modello narrativo che avrebbe influenzato profondamente il cinema gangster degli anni successivi.

Prima de Il Padrino, il gangster veniva spesso rappresentato come un criminale di strada, duro e impulsivo. Coppola contribuì invece a trasformarlo in una figura quasi imperiale: un uomo che costruisce il proprio regno, tenta di controllare ogni cosa e finisce per essere travolto dalla propria ambizione.

La stessa idea sarebbe poi tornata in moltissimi film; Al Pacino avrebbe interpretato una versione ancora più estrema di questo archetipo con Tony Montana in Scarface, mentre titoli come American Gangster e Quei bravi ragazzi avrebbero raccontato a loro volta personaggi convinti di poter plasmare completamente il proprio destino attraverso il potere criminale.

La tragedia del personaggio sta proprio nel contrasto tra ciò che afferma e ciò che realmente gli accade. Michael continua a credere di avere il controllo sul proprio futuro, ma ogni scelta lo trascina sempre più profondamente in una vita dalla quale non riesce più a liberarsi. Quando prova a restare lontano dal crimine, le circostanze lo riportano dentro. Quando invece decide di accettare pienamente quel mondo, scopre che nemmeno il potere assoluto può proteggerlo dalle conseguenze delle proprie azioni.

Questa consapevolezza emergerà definitivamente ne Il Padrino – Parte III, quando un Michael ormai anziano arriverà ad ammettere: «Ho tradito me stesso». Per questo, ancora oggi, l’ultima battuta de Il Padrino – Parte II conserva una forza straordinaria: non è soltanto il ricordo di ciò che Michael avrebbe potuto diventare, ma la sintesi perfetta della sua ossessione per il controllo, del suo rapporto con il potere e della rovina che inevitabilmente ne deriva.

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Fonte: Collider

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