Ieri gli investigatori hanno concluso che il Governo nordcoreano è collegato all’attacco hacker che ha manomesso il sistema di sicurezza della Sony, provocando il caso Sonyleaks. Dopo la minaccia di un attacco terroristico ai cinema che avessero proiettato il film di Seth Rogen e James Franco, The Interview (la cui proiezione è stata cancellata a tempo indeterminato), finalmente anche il governo americano si è dovuto rendere conto che quello che sembrava essere un innocuo “scandalo” hollywoodiano ha travalicato i confini dello showbiz, per diventare una questione di ordine pubblico (qui trovate il nostro articolo di approfondimento su tutta la vicenda).

«Gli Stati Uniti stanno investigando e provvederanno a fornire aggiornamenti al momento giusto» ha detto un portavoce del Servizio di sicurezza della Casa bianca, senza nominare dichiaratamente il governo nordcoreano. «Gli Sati Uniti stanno lavorando senza sosta per stanare i perpetratori di questo attacco alla giustizia e stiamo prendendo in considerazione un’ampia gamma di contromisure come potenziale risposta».

Sul presto, mercoledì, CNN e CNBC e gli altri siti di news hanno citato fonti anonime che hanno raccontato come gli hacker abbiano lavorato sotto il diretto controllo della Corea del Nord. Un ufficiale dell’FBI, però, ha fatto presente che non ci sono commenti ufficiali al momento, perché l’indagine è ancora in corso, ma che già oggi potrebbero esserci delle comunicazioni ufficiali.

Ora, non è chiaro quale tipo di risposta possa essere formulato dal governo statunitense, ma è chiaro che non permetteranno a una potenza straniera di infiltrarsi così liberamente nei sistemi informatici delle loro aziende. In un’intervista di ieri del presidente Obama sul canale ABC, avvenuta prima del ritiro della commedia The Interview dai cinema, il presidente Usa aveva detto: «Stiamo prendendo molto seriamente l’attacco degli hacker, ma per ora il mio consiglio è: “Andate a vedere i film”». A seguire la decisione dei circuiti di cinema di cancellare The Interview dalla loro programmazione, sebbene il Dipartimento della sicurezza nazionale avesse chiaramente detto ai servizi di informazione che un attacco alla 11 settembre come quello prospettato dai cyberterroristi non era credibile.

 

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