Supernatural deve tutto a questa serie fantasy ancora oggi troppo sottovalutata
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Supernatural deve tutto a questa serie fantasy ancora oggi troppo sottovalutata

Il pubblico mainstream non l’ha mai celebrata come meritava, ma il suo contributo alla televisione fantasy non è più trascurabile

Supernatural deve tutto a questa serie fantasy ancora oggi troppo sottovalutata

Il pubblico mainstream non l’ha mai celebrata come meritava, ma il suo contributo alla televisione fantasy non è più trascurabile

Collage Supernatural e serie tv fantasy Grimm

Quando Grimm è arrivata su NBC nel 2011, in pochi avrebbero scommesso sulla sua longevità o sull’impatto che avrebbe avuto sulla TV di genere. Nata come un ibrido tra il procedural poliziesco e il fantasy urbano, la serie ha presto svelato la sua vera natura: un universo mitologico stratificato, costruito con attenzione al dettaglio e popolato da creature inquietanti quanto profondamente umane. Prima che Supernatural conquistasse la scena per longevità e culto – e molto prima che The Witcher e The Magicians rendessero pop la dark fantasy -, c’era Nick Burkhardt, detective di Portland e Grimm, ultimo erede di una stirpe di cacciatori di Wesen.

Il merito di Grimm è stato quello di prendere il concetto di “mostro della settimana” e renderlo emotivamente rilevante. Ogni Wesen non era solo un antagonista da combattere, ma un essere inserito in una società parallela, con leggi, faide, caste e codici morali. Il protagonista, interpretato da David Giuntoli, non combatteva solo contro le creature, ma anche contro il peso di una doppia identità: uomo di legge da un lato, guardiano di una giustizia ancestrale dall’altro. Questa tensione etica è diventata il cuore della serie, che ha trasformato un concept potenzialmente camp in un noir soprannaturale adulto e avvincente.

Col passare delle stagioni, Grimm ha costruito una mitologia complessa, affrontando temi come la trasmissione del trauma, il confine tra umano e mostruoso, il costo della verità. I personaggi secondari — da Monroe e Rosalee a Wu, Juliette e Hank — hanno avuto archi narrativi drammatici e spesso tragici, contribuendo a un racconto corale dove il sovrannaturale diventava spesso metafora di fragilità interiori.

Le creature, realizzate con un mix di VFX e prostetici di altissimo livello per la TV generalista dell’epoca, rimanevano impresse anche per il modo in cui erano scritte. Un lupo vegetariano con la passione per la musica classica? Un porco-banchiere coinvolto in truffe finanziarie? Grimm sapeva mescolare ironia, body horror e critica sociale senza mai perdere il tono.

E mentre il pubblico si appassionava alle metamorfosi e alle indagini, la serie affondava sempre di più le sue radici nella storia e nel folklore globale: dalla leggenda di La Llorona alle faide delle famiglie reali Wesen, ogni episodio aggiungeva un tassello a un universo che — a differenza di molti show contemporanei — non tradiva mai le sue regole interne.

Forse il pubblico mainstream non l’ha mai celebrata come meritava, ma oggi Grimm viene riscoperta da una nuova generazione di spettatori, e il suo contributo alla televisione fantasy non è più trascurabile. Prima che diventasse una moda raccontare cacciatori di demoni con un’anima, questa serie lo faceva con profondità, coraggio e una vena dark da antologia.

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Fonte: Collider

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