A sedici anni da The Social Network, il film che aveva raccontato la nascita di Facebook trasformandola in uno dei grandi miti oscuri dell’era digitale, la storia torna a bussare alla porta di Mark Zuckerberg. Ma questa volta non si parla più soltanto di ambizione, intuizioni geniali e amicizie sacrificate sull’altare del potere. Con The Social Reckoning, il sequel tematico scritto e diretto da Aaron Sorkin, l’impero Facebook finisce idealmente alla sbarra: al centro non c’è più la costruzione di una rivoluzione tecnologica, ma il momento in cui quella stessa rivoluzione viene chiamata a rispondere delle proprie conseguenze.
Il trailer del film offre il primo vero sguardo a Jeremy Strong nei panni di Zuckerberg, ruolo che nel 2010 era stato interpretato da Jesse Eisenberg nel film diretto da David Fincher. Un passaggio di testimone tutt’altro che secondario, perché The Social Reckoning sembra voler mostrare un volto diverso del fondatore di Facebook: non più il giovane programmatore che conquista Harvard e poi il mondo, ma l’uomo alla guida di una piattaforma diventata una forza globale, accusata di aver inciso profondamente sul dibattito pubblico, sulla circolazione delle informazioni e sulla vita di milioni di utenti.
Il film arriverà nelle sale il 9 ottobre 2026 e segna il ritorno di Sorkin nell’universo narrativo che gli era valso l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Questa volta, però, l’autore firma anche la regia, raccogliendo l’eredità di The Social Network e spostando il racconto in una fase molto più recente e controversa della storia di Facebook. The Social Reckoning non viene infatti presentato come un sequel tradizionale, ma come un seguito tematico: una nuova indagine cinematografica sul potere della piattaforma, sulle sue zone d’ombra e sulle responsabilità emerse dopo anni di crescita apparentemente inarrestabile.
Il teaser trailer di The Social Reckoning
Al centro della trama ci sono i cosiddetti Facebook Files, la serie di documenti e rivelazioni che nel 2021 hanno acceso un nuovo fronte di accuse attorno al social network. La storia seguirà Frances Haugen, ex ingegnera di Facebook interpretata dalla premio Oscar Mikey Madison, e Jeff Horwitz, giornalista del Wall Street Journal a cui darà volto Jeremy Allen White. Insieme, i due porteranno alla luce informazioni interne destinate a sollevare domande pesantissime sul funzionamento della piattaforma, sull’amplificazione della disinformazione, sul ruolo dei contenuti divisivi e sugli effetti dei social media sulla salute mentale di bambini e adolescenti. Accanto a Strong, Madison e White, il cast comprende anche Bill Burr, mentre la produzione è affidata allo stesso Sorkin insieme a Todd Black, Peter Rice e Stuart Besser.
Il ritorno dell’autore su questa materia non sembra dettato dalla nostalgia, ma dalla necessità di completare un discorso rimasto inevitabilmente aperto. Quando The Social Network uscì nel 2010, Facebook era già un colosso, ma non aveva ancora assunto il peso politico, sociale e culturale che avrebbe avuto negli anni successivi. Oggi, invece, il racconto non può più limitarsi alla nascita di un’idea: deve fare i conti con ciò che quell’idea è diventata. Lo stesso Sorkin ha spiegato il senso di questo ritorno con parole molto chiare: «Non c’è una vita che l’algoritmo di Facebook non abbia toccato, e quell’influenza ha plasmato tutto. Quindi è tempo di dire di più». Una dichiarazione che sembra funzionare anche come manifesto del film, deciso a trasformare una vicenda industriale e giornalistica in un grande dramma contemporaneo sul potere della tecnologia.
Con The Social Network, Fincher e Sorkin avevano firmato uno dei ritratti più taglienti della Silicon Valley, capace di ottenere otto candidature agli Oscar e tre statuette. Con The Social Reckoning, il racconto riparte da un punto molto più scomodo: non più l’ascesa di Facebook, ma il suo processo simbolico. E il trailer lascia intendere che, questa volta, la domanda non sarà come sia nato l’impero di Zuckerberg, ma quanto sia costato al mondo intero.
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