Nella lussuosa cornice dell’Hotel St. Regis nel cuore della Capitale, Tim Burton ha incontrato la stampa italiana spiegando tra battute e rivelazioni la nascita del suo ultimo lungometraggio, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali (leggi la nostra recensione), basato sull’omonimo romanzo di Ransom Riggs. Il regista si è così soffermato su quanto si sentisse vicino al suo protagonista e su quanto non potesse fare a meno della splendida Eva Green in questo film, in uscita nelle sale italiane in più di 300 copie a partire dal 15 dicembre.

Definito come uno “Scary Poppins”, Miss Peregrine racconta l’avventura del giovane Jacob, finito in un loop temporale in cui vivono una strana signora e dei bambini con dei poteri particolari. E ovviamente, i cattivi sono già in agguato nel buio.

Ecco cosa ci ha raccontato Tim Burton:

Qual è stato il motivo che ti ha spinto a trasformare il libro di Ransom Riggs in un tuo film?

«Innanzitutto il titolo! Il fatto che il romanzo ruotasse intorno a bambini speciali mi ha richiamato alla mente la mia infanzia. In secondo luogo devo dire che mi ha affascinato il modo in cui Riggs ha elaborato la storia, quasi “cucendo” insieme tutti i dettagli. Mi hanno colpito molto, ad esempio, le vecchie foto presenti nel libro: vogliono dirti qualcosa della storia e dei suoi personaggi, ma allo stesso tempo conservano una parte di mistero, di poesia. Mi hanno affascinato e convinto allo stesso tempo»

Qual è stato il punto di contatto che hai trovato con il romanzo e che ti ha permesso di lavorare proficuamente all’adattamento cinematografico?

«Mi sono focalizzato sul personaggio di Jake (Asa Butterfield) e sul suo sentirsi strano, non adatto al mondo in cui era stato inserito. Mi sono subito immedesimato nel suo intimo disagio; è stato facile avvicinarmi ad un protagonista del genere proprio perché molto simile a me»

Dopo aver letto Miss Peregrine: La Casa dei Ragazzi Speciali hai scelto immediatamente Eva Green come protagonista del film o hai preso in considerazione anche altre attrici prima di dare a lei la parte?

«Ho utilizzato il libro e le foto come fonte d’ispirazione, ma poi ho subito pensato ad Eva Green per dare voce e corpo a Miss Peregrine, anche se la sua età non coincideva con quella del personaggio letterario. Lei era perfetta per la parte: il suo essere forte, ma allo stesso tempo divertente e poi ancora drammatica, potente, efficace. Eva Green presenta tutte queste caratteristiche, fondamentali secondo me per il personaggio. Sono convinto che sarebbe un’ottima attrice anche per il cinema muto, capace di comunicare con la sola forza dello sguardo. È stata senza dubbio la mia prima ed unica scelta!»

Hai avuto nella tua vita una Miss Peregrine che credesse nella tua diversità e ti spingesse ad essere te stesso in ogni situazione?

«Sono cresciuto in una società che ama dividere le persone per categorie. Fortunatamente ho avuto una nonna che ha sostenuto il mio essere peculiare, insieme anche ad un insegnante di Arte, uno soltanto, che mi incoraggiava ad essere me stesso in mezzo agli altri. È importante che ci siano persone nella vita di ognuno di noi che ci apprezzino per quello che siamo e io sono stato fortunato ad averne due!»

In questi bambini così speciali, chi con una forza straordinaria, chi invisibile, chi capace di governare l’aria, possiamo rivedere dei piccoli supereroi?

«È interessante riflettere su questo punto. Quando è uscito Batman, il mondo dei supereroi sembrava un territorio nuovo, ancora da esplorare, invece ora esce un cinecomic praticamente ogni settimana! Quello che mi è piaciuto sottolineare di questi giovanissimi protagonisti è che sì, è vero che hanno i loro poteri e le loro peculiarità fuori dal comune, ma fondamentalmente sono ragazzini che si comportano come gli altri della loro età. Sono sicuramente speciali, ma se li guardiamo per quel che sono realmente, scopriremo dei bravi bambini, che si comportano come tali»

Se le immagini non mentono, ti vediamo in un piccolo cameo…

«Esattamente. Le cose sono andate così: avevamo finito le riprese, non avevamo più budget, ma io avevo bisogno di ripetere alcune scene. Così mi sono messo in gioco e, insieme a qualche altro amico, siamo saliti di nascosto sull’ottovolante… Credetemi, se avessi potuto mandare qualcun altro, l’avrei fatto senza batter ciglio, odio rivedermi sullo schermo»

Hai pensato ad una specifica fascia di pubblico per questo film?

«Ho posto la stessa domanda a Ransom Riggs in merito al suo volume e lui mi ha risposto che ha notato che ad alcuni bambini è piaciuto, alcuni adulti l’hanno adorato, ma sostanzialmente lui l’aveva scritto per se stesso. Posso dire la stessa cosa. Non realizzo film per un particolare target. A volte mi è stato detto che un determinato film ha funzionato per determinati spettatori, ad esempio mi hanno rivelato che Sweeney Todd è stato molto apprezzato dalle ragazzine di 10 anni (con mia estrema  meraviglia, secondo me a bambini di 10 anni dovrebbe essere vietato quel film!), per altri invece sono stati gli animali domestici, sì, proprio loro, a dare di matto davanti allo schermo, ma io scrivo e dirigo per tutti, nessuno escluso»

E riguardo i progetti futuri, cosa ci puoi dire ad esempio di Beetlejuice 2?

«Mi dispiace, ma ormai non do più dettagli sui miei prossimi lavori perché le ultime volte che l’ho fatto quei progetti di cui avevo parlato sono stati cancellati! Quando sarò sul set, allora sì che potrò darvi informazioni. Scherzi a parte, per quel che riguarda Beetlejuice 2, il personaggio mi piace tantissimo e penso che sia un film insolito, infatti non mi so spiegare il successo che ha avuto, vedremo come andrà a finire! E non dimenticate il miglior film che non ho (ancora) realizzato… Superman!».

 

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