Passare dall’anonimato alla fama in poco meno di cinque anni. Passare da un rifiuto all’altro, da una porta sbattuta in faccia all’altra ad essere uno degli attori più richiesti a Hollywood. Il tutto nel giro di tre film, il tutto grazie al personaggio di un fumetto Marvel che nemmeno è il protagonista, ma il suo nemico, nonché fratellastro. È ciò che è accaduto a Tom Hiddleston, in arte Loki, temibilissimo consanguineo di Thor, e memorabile protagonista al negativo di The Avengers.
Un personaggio che ha dunque cambiato la vita all’attore che lo interpreta e che si è seduto con noi per parlare del nuovo film che lo vedrà protagonista, il secondo di Thor, The Dark World, dove Loki tornerà a farla da padrone.

È una storia originale o è ispirata ai fumetti?
«È ancorata al fumetto, ma abbiamo portato i personaggi su strade diverse da quelle già battute, pur restando ancorati alla struttura epica delle loro avventure. In questi film gli effetti speciali sono importanti, ma ciò che conta è la storia, la credibilità dei personaggi e quanto il pubblico riesca a identificarsi o comprenderne le motivazioni. Si tratta pur sempre di eroi “classici”, a cui si ispirava anche Shakespeare per poi adattarli alla sua epoca».

È cresciuto con i fumetti o Shakespeare?
«Da buon inglese, con Shakespeare, ma anche Tolkien e Mary Poppins. È ancora uno dei miei film preferiti e ogni volta che lo guardo mi affeziono a un personaggio diverso: oggi invece mi piace tantissimo Mr. Banks, mi commuovo tutte le volte. Ci sono storie immortali».

Vale lo stesso per i cinecomic?
«Se togli tutti gli effetti speciali e l’aspetto legato al fantasy, quelli trattati rimangono temi molto attuali: il rapporto padre e figlio, il potere, l’amore. Sono cose che tutti possono capire, cose a cui questi film sono ancorati». […]

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