Dopo il discreto successo ottenuto prima qui a Toronto e poi a livello internazionale con Your Sister’s Sister interpretato da Emily Blunt e Rosemarie DeWitt, la regista Lynn Shelton torna al TIFF con una storia che ne ricalca piuttosto fedelmente l’idea di partenza. Anche stavolta infatti la protagonista del film è una donna piuttosto confusa, non realizzata, che non riesce a scappare dalla monotonia della sua vita se non accettando un matrimonio di cui non è sicura. L’incontro con un’adolescente altrettanto problematica la porterà a fronteggiare per forza tutti i problemi che l’affliggono ma che si ostina a rimandare.

Rispetto al precedente film, cambia però totalmente l’ambientazione: con Laggies ci troviamo infatti immersi nella più noiosa e patinata provincia americana, quella dove tutti si conoscono da sempre e nessuno cambia mai veramente. Le premesse per una commedia dolceamara e sanamente satirica nei confronti dell’american way of life rurale ci sarebbero state tutte, peccato che fin dalle primissime scene la Shelton dimostra di avvicinarsi alla materia trattata con una morbidezza che alla lunga si rivela abbastanza soporifera. Tutti i personaggi principali all’inizio vengono delineati per risultare simpatici, ma col progredire della storia smascherano uno a uno la pecca di non essere adeguatamente approfonditi. Gli spunti che potrebbero trasformare il film in una commedia o al contrario in un melodramma rimangono inespressi, non permettendo alla storia di trovare un tono ben preciso.

Il cast di attori (decisamente ricco) si muove così dentro figure sbiadite, riuscendo soltanto in parte a riempirle o rendere interessanti. Keira Knightley si impegna al massimo delle sue possibilità per rendere Megan una donna con delle sfumature psicologiche ed emotive interessanti: in alcune scene ci riesce anche, ma nel complesso il personaggio risulta troppo sbiadito. Meglio va alla Moretz, finalmente uscita dalla “prigione” di ruoli spaventosi e inquietanti in cui si era più o meno volutamente rinchiusa negli ultimi anni. Come al solito Sam Rockwell si rivela simpatico, anche se il meglio del suo estro ce l’ha regalato senza dubbio in altri lungometraggi. Lo stesso si può dire per Ellie Kemper, talento comico che inizia davvero a meritare di essere adoperata molto meglio di quanto lo sia stata fino ad oggi al cinema. Alla fine la migliore in scena risulta la giovane emergente Kaitlyn Dever, appena apprezzata anche in Men, Women & Children (leggi la recensione).

Forse il problema era già contenuto nella sceneggiatura di Andrea Seigel, orchestrata per divertire in superficie ma altrettanto decisa a non andare in profondità. Laggies, alla fine, lascia l’amaro sapore dell’occasione perduta, non perché ci sia qualcosa di veramente sbagliato a livello strutturale, ma perché non si è cercato veramente di renderlo memorabile. Il che, a ben pensarci, è un difetto ancora maggiore.

Leggi le nostre recensioni dei film dell’edizione 2014 del Toronto Film Festival nella nostra sezione

Sotto, il trailer di Laggies:

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