Tra pochi giorni Toy Story 5 riporterà al cinema Woody, Buzz Lightyear, Jessie e gli altri giocattoli Pixar a sette anni dall’uscita del quarto capitolo. Il nuovo film, atteso nelle sale dal 18 giugno, metterà la saga davanti a una sfida molto attuale: il rapporto tra giocattoli e tecnologia, con Bonnie sempre più attratta da un tablet intelligente che rischia di cambiare il modo stesso in cui vive il gioco. Prima di scoprire come proseguirà la storia, vale quindi la pena tornare indietro e ripercorrere le tappe principali di uno dei franchise più importanti dell’animazione contemporanea. Dal debutto del 1995 al finale aperto di Toy Story 4, la saga ha raccontato l’infanzia, l’amicizia, la paura di essere messi da parte e il momento inevitabile in cui bisogna imparare a lasciar andare.
Toy Story – Il mondo dei giocattoli (1995)
Il primo Toy Story nasce da un’idea rivoluzionaria: i giocattoli sono vivi, ma solo quando gli esseri umani non li vedono. Nella cameretta di Andy tutto sembra avere un ordine preciso. Woody, un cowboy di pezza con il cappello, il distintivo da sceriffo e il cordino sulla schiena, è il giocattolo preferito del bambino e il punto di riferimento per tutti gli altri: Mr. Potato, Rex, Slinky, Hamm, Bo Peep e gli altri compagni della stanza. Il suo ruolo viene però messo in crisi il giorno del compleanno di Andy, quando arriva Buzz Lightyear, un’action figure spaziale nuova, luminosa e piena di accessori, convinta di essere davvero un ranger intergalattico in missione e non un giocattolo. La gelosia di Woody diventa il motore della storia. Buzz conquista subito l’attenzione di Andy e degli altri giocattoli, mentre il cowboy comincia a temere di essere sostituito. Il suo tentativo di liberarsi del rivale finisce però nel modo peggiore: Buzz cade dalla finestra e Woody viene accusato dagli altri di averlo fatto sparire di proposito. Da quel momento i due, finiti lontano da casa, sono costretti a collaborare per tornare da Andy prima del trasloco della famiglia.
Il film lavora su un doppio percorso. Buzz deve scoprire la verità su se stesso: non è un vero eroe spaziale, ma un giocattolo prodotto in serie. La scena in cui vede in televisione la pubblicità della linea Buzz Lightyear incrina definitivamente la sua illusione e lo porta a una crisi d’identità. Woody, invece, deve capire che l’amore di Andy non è un privilegio da difendere con la paura, ma un legame che può essere condiviso. Il confronto con Sid, il bambino della casa accanto che smonta e tortura i giocattoli, porta i due protagonisti a un’alleanza definitiva. Nel finale, Woody e Buzz riescono a raggiungere il camion del trasloco e poi l’auto di Andy grazie a un inseguimento che trasforma la loro rivalità in amicizia. Buzz non vola davvero, ma “cade con stile”, accettando finalmente la propria natura di giocattolo senza perdere il senso dell’avventura. Woody, a sua volta, non è più il capo geloso della cameretta, ma il primo a riconoscere in Buzz un compagno. Il primo Toy Story si chiude così con una nuova famiglia di giocattoli, fondata non più sulla paura del rimpiazzo, ma sulla possibilità di convivere con il cambiamento.
Leggi anche: Tutti i film Pixar in ordine cronologico: da Toy Story al prossimo Gatto, l’elenco completo
Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa (1999)
Toy Story 2 sposta la storia su un terreno più malinconico. Woody si rompe un braccio poco prima che Andy parta per un campo estivo e viene lasciato a casa. Per la prima volta il cowboy sperimenta la fragilità del proprio corpo di giocattolo: basta una cucitura saltata per essere escluso dalla vita del bambino. Durante una vendita di oggetti usati organizzata dalla madre di Andy, Woody cerca di salvare Wheezy, un pinguino giocattolo finito tra le cose da vendere perché non funziona più bene. Il gesto eroico lo porta però a essere rubato da Al McWhiggin, proprietario di Al’s Toy Barn e collezionista ossessionato dai giocattoli rari. Nell’appartamento di Al, Woody scopre di non essere un semplice pupazzo qualsiasi. È il protagonista di Woody’s Roundup, un vecchio programma televisivo western, e fa parte di una collezione composta da Jessie, la cowgirl piena di energia, Bullseye, il cavallo fedele, e Stinky Pete, il cercatore d’oro mai uscito dalla sua confezione. Al vuole vendere il gruppo a un museo in Giappone, dove Woody e gli altri verrebbero conservati per sempre. La proposta mette il protagonista davanti a un dilemma nuovo: tornare da Andy, sapendo che prima o poi il bambino crescerà, oppure diventare un oggetto da esposizione, ammirato ma mai più giocato.
Il cuore emotivo del film è Jessie. La sua storia rivela il lato più doloroso dell’esistenza dei giocattoli: un tempo apparteneva a Emily, una bambina che l’adorava, ma con il passare degli anni è stata dimenticata e infine abbandonata in una scatola. Attraverso Jessie, Toy Story 2 introduce in modo esplicito il tema che diventerà centrale nei capitoli successivi: i bambini crescono, mentre i giocattoli restano legati a un amore che può finire. Stinky Pete rappresenta la risposta opposta: non essendo mai stato amato da un bambino, preferisce la sicurezza del museo al rischio del legame. Intanto Buzz guida la missione di salvataggio insieme a Mr. Potato, Rex, Hamm e Slinky. Il viaggio fino ad Al’s Toy Barn e poi all’aeroporto ribalta la dinamica del primo film: ora è Buzz a dover riportare Woody a casa, ricordandogli cosa significhi appartenere ad Andy. Nel finale, Woody sceglie di non partire per il Giappone e convince Jessie e Bullseye a seguirlo. Stinky Pete, che tenta di impedire la fuga, finisce nello zaino di una bambina che ama disegnare sui giocattoli. Tornato nella cameretta, Woody sa che Andy prima o poi crescerà, ma accetta quel destino: essere amato, anche per un tempo limitato, vale più di essere conservato per sempre.
Leggi anche: Toy Story 5 ha in serbo una sorpresa perfetta per uno dei personaggi Pixar più amati
Toy Story 3 – La grande fuga (2010)
Toy Story 3 porta la saga al momento in cui l’infanzia finisce davvero. Andy è ormai un ragazzo, sta per partire per il college e deve decidere cosa fare dei giocattoli che lo hanno accompagnato da bambino. Woody è l’unico scelto per seguirlo, mentre Buzz, Jessie, Rex, Hamm, Slinky, Mr. Potato e gli altri dovrebbero finire in soffitta. Un equivoco, però, li fa credere di essere stati buttati via. Convinti che Andy non li voglia più, i giocattoli decidono di donarsi all’asilo Sunnyside, immaginandolo come un luogo dove potranno essere giocati ogni giorno da nuovi bambini. All’inizio Sunnyside sembra una soluzione ideale. A guidare l’asilo c’è Lotso, un grande orso rosa profumato alla fragola, apparentemente accogliente e paterno. Accanto a lui ci sono Ken, Big Baby e altri giocattoli che sembrano aver costruito una comunità stabile. Presto, però, Woody e gli altri scoprono che l’asilo è molto diverso da come appare. I nuovi arrivati vengono assegnati alla stanza dei bambini più piccoli, che li maltrattano senza volerlo, mentre Lotso controlla Sunnyside come una prigione. Buzz viene persino riprogrammato e trasformato in una guardia al servizio del sistema.
Woody, finito temporaneamente a casa di Bonnie, una bambina dolce e fantasiosa, scopre la verità sul passato di Lotso. Anche lui era stato il giocattolo amato di una bambina, Daisy, ma dopo essersi perduto e aver visto di essere stato sostituito, ha trasformato il dolore in rancore. Da quel trauma nasce il suo modo di governare Sunnyside: se l’amore può finire, allora nessuno deve illudersi di essere speciale. La storia di Lotso funziona come uno specchio oscuro della paura che attraversa tutta la saga. Woody e gli altri hanno sempre temuto l’abbandono, ma Lotso è ciò che accade quando quella paura diventa vendetta. La fuga dall’asilo porta i giocattoli alla discarica, nella sequenza più drammatica del film. Dopo essere stati traditi da Lotso, Woody, Buzz e gli altri finiscono verso un inceneritore e, per un momento, sembrano accettare insieme la fine, stringendosi la mano. A salvarli sono gli alieni verdi, che manovrano il grande artiglio meccanico. Il vero finale arriva però dopo, quando Woody decide di lasciare ad Andy un biglietto con l’indirizzo di Bonnie. Il ragazzo porta i giocattoli alla bambina, li presenta uno per uno e gioca con loro un’ultima volta prima di partire. Toy Story 3 chiude così il rapporto con Andy non come una perdita improvvisa, ma come un passaggio di consegne. Il tema non è più soltanto essere dimenticati: è imparare a salutare ciò che si è stati.
Leggi anche: 40 anni di Pixar: gli easter egg più impossibili da scovare nei film
Toy Story 4 (2019)
Toy Story 4 riparte da un punto che sembrava definitivo. I giocattoli appartengono ormai a Bonnie, ma Woody non occupa più il posto centrale che aveva nella vita di Andy. Spesso resta nell’armadio, escluso dai giochi, e fatica ad accettare che la sua funzione sia cambiata. Durante il primo giorno d’asilo di Bonnie, Woody la accompagna di nascosto e la aiuta a superare l’ansia facendole trovare il materiale con cui crea Forky, un giocattolo nato da una forchetta di plastica, uno scovolino, due occhi mobili e poco altro. Forky, però, non si considera un giocattolo: si sente spazzatura e tenta continuamente di buttarsi via. Woody decide di proteggerlo perché capisce quanto Forky sia importante per Bonnie. Durante un viaggio in camper con la famiglia della bambina, Forky scappa e Woody lo segue. Lungo la strada gli spiega cosa significhi essere un giocattolo: non conta da cosa si è fatti, ma il ruolo che si ha nella vita di un bambino. Questo dialogo permette a Forky di accettare gradualmente la propria identità, ma porta anche Woody a interrogarsi sulla propria. Se Bonnie non ha più bisogno di lui come Andy, quale può essere il suo posto?
La risposta arriva con il ritorno di Bo Peep. Scomparsa da anni, Bo vive ormai come giocattola smarrita, libera di muoversi tra luna park, negozi di antiquariato e bambini di passaggio. Non appartiene più a nessuno, ma non per questo ha perso valore. Il suo incontro con Woody apre una prospettiva nuova: un giocattolo può esistere anche fuori dalla cameretta, aiutando altri giocattoli a trovare bambini o scegliendo una vita non definita da un solo proprietario. Il film introduce anche Gabby Gabby, una bambola anni Cinquanta con il meccanismo vocale difettoso, convinta che solo la voce di Woody possa renderla finalmente amabile agli occhi di una bambina. Gabby Gabby non è un’antagonista tradizionale. Il suo comportamento è minaccioso, ma nasce dallo stesso bisogno che ha sempre guidato Woody: essere scelta. Dopo aver ottenuto il meccanismo vocale, non riceve comunque l’amore che sperava, ma trova una nuova possibilità aiutando una bambina smarrita al luna park. Intanto Woody riesce a riportare Forky da Bonnie, ma capisce di non essere più indispensabile. Nel finale sceglie di restare con Bo Peep, separandosi da Buzz, Jessie e dagli altri. Buzz comprende la sua decisione e lo lascia andare con una frase semplice: Bonnie starà bene.
Leggi anche: «Toy Story 5 è il film di cui la saga aveva bisogno»: le prime reazioni esaltano il ritorno di Woody e Buzz
Toy Story 4 chiude il percorso di Woody in modo diverso rispetto al terzo film. Toy Story 3 salutava Andy e l’infanzia di un bambino; l’ultimo capitolo chiede invece cosa resti di un giocattolo quando non è più definito dal bisogno di appartenere a qualcuno. Woody non smette di essere se stesso, ma trova una forma diversa di fedeltà: non più a un solo bambino, bensì all’idea stessa di aiutare chi è perduto a trovare un legame. È da questa scelta che Toy Story 5 dovrà ripartire, riportando la saga davanti a un nuovo cambiamento: non più soltanto crescere, separarsi o trovare un nuovo posto, ma capire se i giocattoli possano ancora essere centrali in un mondo in cui l’infanzia guarda sempre più spesso verso uno schermo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA