A distanza di oltre quindici anni, Joaquin Phoenix è tornato a riflettere su una delle esperienze più controverse — e imbarazzanti — della sua carriera. Ospite del Late Show With Stephen Colbert lo scorso 15 luglio, l’attore premio Oscar ha parlato apertamente della famigerata intervista del 2009 con David Letterman, definendola “orribile” e “scomoda”, e confessando: «È stata una delle notti peggiori della mia vita. Mi dispiace. Non lo rifarei mai».
Un mea culpa sincero, pronunciato in diretta TV, che ha riacceso l’interesse su uno degli esperimenti mediatici più azzardati del cinema recente. All’epoca, Phoenix stava promuovendo il mockumentary I’m Still Here, diretto da Casey Affleck, in cui simulava di abbandonare la recitazione per diventare un artista hip-hop. Per rendere il progetto più autentico — e più provocatorio — decise di portare il personaggio anche al di fuori del film, apparendo in pubblico (e in televisione) con un look trasandato, atteggiamento confuso e comportamenti al limite dell’assurdo.
Nel suo dialogo con Colbert, Phoenix ha spiegato che la decisione di andare “in character” al Late Show era premeditata, e in parte condivisa con la produzione. «Durante il pre-intervista ero già nel personaggio, ma poi ho pensato che fosse tutto un po’ sciocco. Così li ho richiamati e ho detto: “Questo è quello che sto facendo. Vengo lì, faccio finta di essere questo tizio. E voglio che Dave mi massacri. Voglio che sia davvero rischioso».
L’idea era quella di creare una situazione volutamente ambigua, una performance che spingesse il pubblico a interrogarsi su cosa fosse reale e cosa no. Ma il risultato fu un’intervista profondamente imbarazzante, tanto da far credere a molti spettatori che Phoenix stesse vivendo un vero crollo emotivo. L’effetto shock fu ottenuto, ma a caro prezzo. «Era un esperimento, volevo provocare una reazione. Ma non è servito a nessuno. È stato solo terribilmente spiacevole», ha ammesso ora l’attore, con un tono ben lontano dalla spavalderia performativa del 2009.
Nel 2010, Phoenix era già tornato nello studio di Letterman per scusarsi, chiarendo che tutto faceva parte di una messinscena pensata per il film. «Spero di non averti offeso in alcun modo. Hai intervistato così tante persone, ho pensato che avresti riconosciuto la differenza tra un personaggio e una persona reale, ma comunque mi scuso», disse all’epoca.
Eppure, rivedendo oggi quell’episodio, l’attore sembra aver maturato una visione più critica: «È stato strano. Da un lato, ha funzionato. Ma è stato anche un disastro. Uno dei momenti peggiori della mia vita». Colbert, scherzando, gli ha detto: “Non so se Dave stia guardando.” Phoenix ha risposto senza esitazioni: «Potrebbe essere. E ho bisogno di dirlo: mi dispiace.»
Oggi Phoenix è un attore consolidato, noto per la sua intensità e per le scelte artistiche radicali. Dopo il trionfo di Joker e il ritorno sul set con registi come Ridley Scott e Mike Mills, è protagonista del nuovo film di Ari Aster, Eddington, presentato in anteprima a Cannes. Un ruolo complesso, in linea con la sua carriera post-I’m Still Here, in cui Phoenix ha dimostrato di essere non solo un interprete fuori dagli schemi, ma anche uno dei più credibili e umani del panorama contemporaneo.
Foto: Sebastien Nogier/Pool/Getty Images
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