Una puntata di una serie di 65 anni fa aveva già anticipato tutti i temi e i misteri di Scissione
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Una puntata di una serie di 65 anni fa aveva già anticipato tutti i temi e i misteri di Scissione

Un episodio che era già avanti per i suoi tempi, come del resto tutta l'opera

Una puntata di una serie di 65 anni fa aveva già anticipato tutti i temi e i misteri di Scissione

Un episodio che era già avanti per i suoi tempi, come del resto tutta l'opera

Una puntata di una serie di 65 anni fa aveva già anticipato tutti i temi e i misteri di Scissione

Con la sua seconda stagione, Scissione, l’acclamata serie diretta e prodotta da Ben Stiller, ha visto una vera e propria esplosione di popolarità che l’ha resa la serie più vista nella storia della piattaforma AppleTV+. Per chi non lo avesse seguito, lo show ha una premessa assai peculiare: racconta infatti la storia di Mark Scout (Adam Scott), un dipendente di un’azienda chiamata Lumon Industries, che utilizza una procedura medica di “scissione” per separare i ricordi della vita personale degli impiegati dai ricordi lavorativi, di fatto creando due distinte personalità (Interni ed Esterni) con una barriera di amnesia tra di loro.

Oltre a essere avvincente e ricca di elementi thriller, la serie affronta numerose questioni etiche sulle tematiche dell’identità personale, della memoria, del libero arbitrio e del controllo delle grandi multinazionali. Le opere a cui si sono ispirati gli autori per idearla sono molte, tra cui The Office, Brazil di Terry Gilliam, il film Impiegati… male! e il videogioco del 2011 The Stanley Parable

Ma, a giudicare dal titolo del penultimo episodio della seconda stagione, c’è anche un’altra serie che ha avuto una profonda influenza sulla scrittura. Il titolo in questione è The After Hours, che cita direttamente la 34° puntata di The Twilight Zone, o Ai confini della realtà, serie fantascientifica di culto che ha poi generato un franchise e che ancora oggi continua a far sentire il suo impatto su tutti i prodotti del genere sci-fi.

L’episodio omonimo, in effetti, anticipava già 65 anni fa molti dei temi e addirittura lo stile e le ambientazioni di Scissione. La storia, una delle più surreali e inquietanti di tutta l’antologia, segue una donna chiamata Marsha White, che si trova ai grandi magazzini per acquistare un ditale d’oro come regalo per la madre. Salita su un ascensore che conduce a un “piano speciale”, Marsha sbuca in un dipartimento fatiscente e deserto, dove l’unica commessa si comporta in maniera strana e gli scaffali sono vuoti, fatta eccezione per un solo articolo: il ditale che stava cercando. Improvvisamente, la donna si rende conto di non essere affatto una cliente del negozio, bensì un manichino, e che è il momento di ritornare al suo stato inanimato dopo aver visitato brevemente il mondo dei vivi.

Le somiglianze con Scissione sono palesi: innanzitutto, sia la serie che questo episodio di The Twilight Zone utilizzano lo spazio dell’ufficio o del dipartimento per rappresentare la mente umana, intrappolata in una condizione sinistra, a metà tra reale e artificiale. Anche Marsha, come Marc e i suoi colleghi, è convinta che la sua dimensione sia “reale”, ma si rende conto con orrore che non è così. Il suo personaggio potrebbe essere accostato a quello di Helly: così come Marsha diventa consapevole di essere un manichino, anche Helly scopre che la sua vera identità è quella di Helena Eagan, figura che disprezza a causa dell’invenzione della scissione. Chi sono, dunque, veramente Marsha ed Helly? Senza le loro memorie precedenti, hanno forse assunto un’identità indipendente? Essendo creazioni artificiali, sono realmente dotate di libero arbitrio, oppure esistono soltanto in funzione della loro controparte “reale”?

In sostanza, Scissione è decisamente debitrice di questo episodio andato in onda nel 1960, che già ne anticipava le principali questioni filosofiche. Davvero da non perdere, mentre si attende la terza stagione già annunciata da AppleTV+.

Fonte: Screen Rant

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