Valerio Lundini con Pilar Fogliati al BMCG 2025: «Sulla comicità sono un vero sovranista»
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Valerio Lundini con Pilar Fogliati al BMCG 2025: «Sulla comicità sono un vero sovranista»

L'autore e performer e la star di Romantiche e Follemente hanno parlato a ruota libera di comicità, stand-up, complicità condivisa e reciproche passioni, in un esclusivo talk moderato da Luigi Di Capua

Valerio Lundini con Pilar Fogliati al BMCG 2025: «Sulla comicità sono un vero sovranista»

L'autore e performer e la star di Romantiche e Follemente hanno parlato a ruota libera di comicità, stand-up, complicità condivisa e reciproche passioni, in un esclusivo talk moderato da Luigi Di Capua

Pilar Fogliati Valerio Lundini Best Movie Comics and Games 2025

Surreale, imprevedibile, esilarante. In una sola parola… geniale. Valerio Lundini è arrivato al Best Movie Comics and Games per un talk ironico sull’arte della comicità, al fianco del collega Luigi Di Capua (The Pills, Smetto quando voglio) nel ruolo di moderatore. Accanto a loro una delle star più talentuose e in vista del cinema italiano contemporaneo, l’attrice, regista e doppiatrice Pilar Fogliati.

Follemente di Paolo Genovese, una delle commedie italiane più amate dell’anno, è solo l’ultimo dei suoi successi: dopo l’esordio nel 2015, Fogliati ha conquistato il pubblico con il ruolo dell’etologa Emma Giorgi nella serie Un passo dal cielo, per poi tornare ad imporsi sul piccolo schermo con lo show Cuori, interpretando la cardiologa Delia Brunello.

Nel 2022 è al centro della serie Netflix Odio il Natale, mentre il 2023 segna il suo debutto alla regia e alla sceneggiatura con Romantiche, in cui interpreta quattro personaggi diversi, ottenendo il Nastro d’Argento e il Globo d’Oro come miglior attrice. Nel 2024 riceve un secondo Nastro d’Argento per Romeo è Giulietta. Tra i suoi tanti progetti, si è distinta anche nel mondo del doppiaggio: oltre ad aver prestato la voce al personaggio di Ansia nel film d’animazione Inside Out 2, di recente è anche tornata a doppiare Claudia nella serie animata Il baracchino di Prime Video, di recente uscita, che ironizza sul mondo della stand-up comedy.

Autore televisivo, voce radiofonica, conduttore e volto cult del suo show Una pezza di Lundini, Valerio ha invece conquistato il pubblico con un inconfondibile stile unico, fatto di assurdo, tempi comici impeccabili e una sottile vena poetica nascosta sotto l’ironia. Si è anche rivelato un interprete versatile, prendendo parte a film come Il più bel secolo della mia vita e il recentissimo La vita da grandi, ma anche alla serie del 2025 Sconfort Zone, ideata da Maccio Capatonda, altro protagonista della precedente edizione di Best Movie Comics and Games.

Vi proponiamo di seguito un riassunto della chiacchierata tra i tre (rielaborata e sintetizzata a scopi editoriali).

Luigi Di Capua: Quali erano la vostra fisse da bambini/ragazzini?

Valerio Lundini: Una cosa divertente di quel periodo della vita è che le cose che ti piacevano erano casuali, ti capitava di trovarle, non le cercavi volontariamente. Da piccolo, per esempio, a casa c’era una musicassetta con le canzoni di Quelli della notte di Renzo Arbore e mi capitò di ascoltarle. I miei erano semplici genitori: per loro esistevano cibo, scuola, affetto, ma non mi davano altro. Non sentono musica, non guardano niente. Non sono comunque uno di quelli cui i genitori davano la musica da ascoltare. Come film poi ho scoperto i Ghostbusters, Una pallottola spuntata… 

Pilar Fogliati: Mi ricordo delle cassette musicali delle fiabe con parole italiane tipo “ghiottoneria”, p4o4io quell’italiano denso e forbito per bambini. Invece mia mamma era una che faceva vedere i film belli e, tra i primi, oltre ai Disney, anche Miyazaki. A 14 anni invece avevo comprato il DVD di Melissa P.

VL: Il film di Guadagnino più bello!

PF: Mia mamma si era incazzata perché l’aveva trovato, per cui Miyazaki sì, Melissa P. no!

LDC: La comicità come la chiamiamo, potremmo definirla come un tono? Dire “genere” mi sembra riduttivo.

PF: Vedere delle persone spiritose, amici e cugini simpatici, è stata la prima volta in cui da ragazzina mi sono avvicinata alla comicità. Poi Repubblica regalava i classici del cinema in VHS e vidi Un sacco bello, forse ero troppo piccola per capire quella malinconia, ma è diventato subito uno dei miei film preferiti. Penso comunque che sia in classe, a scuola, che nasca il senso del comico. Alle medie facevo la buffona in classe e questa cosa mi aiutava a integrarmi.

VL: La paura di annoiarmi l’ho vissuta tantissimo. Senza noia non si crea, però la voglia di divertire deriva anche dall’allergia verso chi si prende troppo sul serio, verso quelli che imbracciano la chitarra ai falò e si credono Thom Yorke.

LDC: Produrre risata in ogni caso è un potere e oggi puoi notarne gli effetti distopici. Io mi ricordo che al liceo conquistare i coatti con le risate mi dava un potere maggiore e una certa accettabilità sociale.

PF: Vero, ti faceva svoltare. Io a volte tendo a sminuirmi e quello è il mio modo di divertirmi o divertire. Però anche in Accademia vedevo che ciò che mi divertiva di più era propormi per i personaggi, quelli molto caratterizzati. Poi magari nelle fiction facevo la ragazza della porta accanto, però già alla Silvio D’Amico mi sentivo forte coi caratteri. Purtroppo ho scisso le due cose, come se ci fosse un prima e un dopo. Anche il video virale sugli accenti delle ragazze di Roma alla fine ero io che facevo le cazzate al bar con gli amici, nulla di più. Poi invece nei provini trovavo sempre la dicitura “ragazza dalla bellezza rassicurante”…

VL: Io mi sono messo a fare delle cose perché ero stufo del fatto che molte cose in giro non mi divertissero. Conosco dei miei amici che criticano e basta, che ci può anche stare. In un periodo in cui mi faceva schifo tutto, ho provato a fare le cose mie e a dire: almeno a me divertono quelle, per cui faccio quelle. Ed è il motivo per cui non ho invidie, perché vorrei sempre essere intrattenuto da cose che mi piacciono. Adesso mi sono stufato di vedere sempre i comici americani perché sono sempre i più fighi, anche se ce ne sono di fighissimi, come Leslie Nielsen, i fratelli Zucker, Louis C.K. e quelli che citiamo sempre. Sulla comicità sono sovranista: una bella idea la puoi fare anche senza tanti soldi, ma è una convinzione romantica cui non credo proprio al 100%. In uno sketch che dovevo fare con Pilar, Giovanni Benincasa voleva mettere il nano a tutti i costi e costava tanto.

LDC: Però in America possono permettersi di spendere 50 mila dollari per uno sketch.

VL: Certamente, ma chiaramente Key & Peele hanno un pubblico mondiale, gli sketch italiani no. Magari loro li guardano in Polonia, la comicità italiana no.

PF: Però i polacchi guardano le fiction Rai, ti assicuro!

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