Dopo il duello – quasi western – di Via Castellana Bandiera, metafora dell’immobilismo del nostro Paese, e l’Into the Wild al femminile firmato da John Curran e interpretato magnificamente da Mia Wasikowska (Tracks, leggi la nostra recensione), la prima giornata di Festival – almeno per quanto riguarda il Concorso – si è chiusa con il sofferto La moglie del poliziotto di Philip Gröning.

La storia – divisa in 59 capitoli per un totale di 175′ – è quella di una famiglia apparentemente felice, ripresa nella sua quotidianità, a cui si alternano sequenze rurali (con l’obiettivo che si incanta sui dettagli del paesaggio o segue i movimenti degli animali) e brevi flash della vita di un anziano signore (il protagonista “da vecchio”), ritratto nella propria cucina o sotto la neve in mezzo a un’immensa distesa bianca. Un film di fatto privo di una sinossi integra e lineare, ma costituito da tanti brevi flash che progressivamente suggeriscono il marcio che si annida entro le mura domestiche, senza mai (o quasi) esplicitarlo direttamente. La verità sta nei dettagli, in quei lividi che si intravedono sul corpo della moglie del poliziotto, nella richiesta di fare pace col papà da parte della loro Clara (che ha tre anni eppure si sente cattiva), nei capelli che continuano a fluttuare nell’acqua, nella risata isterica dell’uomo e nelle sue mani, che prima accarezzano, poi si ritraggono e infine colpiscono.

E se da un certo punto di vista la pellicola diventa esasperante – “somministrata” a piccole dosi, che lo spettatore tenta di mettere insieme e interpretare, non sempre riuscendoci, spesso rimanendo spiazzato – dall’altro si viene rapiti dalla regia illuminata di Gröning, che nel modo di piazzare la macchina e nello sguardo estetico ricorda molto da vicino Malick. Superba la sua direzione degli attori, specie quando si tratta di guidare davanti all’obiettivo le gemelline Pia e Chiara Kleeman, interpreti della piccola Clara. C’è molta bellezza ma anche molta sofferenza nel suo film. Molta tenerezza ma anche molta violenza, laddove la tensione viene amplificata dall’attesa di quel qualcosa che deve per forza accadere, e invece non accade mai, o almeno non come ce lo si aspetterebbe. C’è molta densità (di immagini, contenuti, messaggi, particolari) ma anche molto enigma. C’è chi lo ha applaudito e apprezzato e chi ha abbandonato la sala molto presto. C’è che La moglie del poliziotto si prende i suoi tempi per farsi ingoiare e richiede uno sforzo ancor maggiore per essere assimilato.

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