«No, un geek no, anche se è vero che ogni giorno vengo praticamente catturato dal computer. Il futuro ci ha fatto tutti suoi prigionieri».
Terry Gilliam, in effetti, non ha proprio l’aria del nerd. Camiciotto, pantalone nero e sandali ai piedi, si presenta così al photocall e alla conferenza stampa del suo The Zero Theorem (leggi la nostra recensione). Un «film surreale a basso prezzo» come lui stesso lo definisce, senza nascondere le difficoltà economiche incontrate prima e durante la lavorazione: «Abbiamo girato a Bucarest, perché costava meno rispetto a Londra e all’Italia. Quanto ai costumi ci siamo affidati a un mercato cinese dove si compra al chilo. Abbiamo acquistato lì le stoffe, ovviamente di scarsa qualità. Gli attori sudavano come dei maiali, poverini!».

Gilliam torna ad un cinema che, pur non avendo la forza dirompente del messaggio e la potenza visiva di Brazil, sotto certi aspetti lo ricorda molto. Perché anche qui siamo in un universo distopico, dove l’uomo è schiavo della tecnologia e combattere il sistema sembra impossibile. Missione affidata al tedesco Christoph Waltz, assente al Lido per via di altri impegni lavorativi, chiamato a interpretare l’hacker informatico Qohen Leth a cui il Management che governa il suo mondo (ma che compare poche volte sullo schermo e ha il volto di Matt Damon) chiede di dimostrare l’estinzione a cui è destinato l’universo.

In molti hanno infatti parlato di The Zero Theorem come l’ideale conclusione di una trilogia iniziata con il citato Brazil e proseguita con L’esercito delle 12 scimmie. «È quello che piace inventare alla stampa» afferma divertito. «In realtà, non è così, almeno non nelle intenzioni. Saremmo stati fin troppo accademici e intellettuali altrimenti. Però in effetti questo film ha molti più punti di contatto con Brazil di quanto avessi immaginato. Perché racconta di un mondo che ci ha fatto prigionieri e che ci ha privato della nostra umanità; in questo caso il mondo contemporaneo, l’era di Internet, che promette di connetterci e invece ci isola profondamente. Soprattutto ci consuma, specie i giovani che di questa era sono figli. Negli ultimi 15 anni la tecnologia ci è esplosa in mano e ancora non sappiamo esattamente dove ci porterà. Per me, comunque, uno dei modi più sicuri di guardare al futuro è guardare al passato, perché mentre l’hi tech avanza altre “istituzioni” crollano. Vedi la religione, che ormai non funziona più».

Pur non sapendo fino a dove arriveremo, uno degli effetti collaterali dello schiavismo tecnologico, però, è già parecchio evidente: la disumanizzazione delle relazioni. «Ormai anche quelle sono virtuali, perché ci si nasconde dietro identità finte; degli “alias” spesso frutto di quegli standard estetici che la società impone e che impediscono di essere se stessi». Neppure l’amore riesce ad avere un ruolo salvifico in The Zero Theorem. E a tal proposito Gilliam scherza: «Ovvio, l’amore è una cosa pericolosa! Non lo raccomando a nessuno! Il mio personaggio viene ferito da una donna per ben due volte. Una in passato (SPOILER si scopre che è stato sposato e poi ha divorziato, ndr FINE SPOILER), l’altra nel presente, dove la relazione con Bainsley funziona solo nel virtuale ma non nel reale».

Nonostante tutto, non è nelle sue intenzioni demonizzare completamente la tecnologia, «che pure ci ha parato il culo più volte; ad esempio quando ho chiesto a Mélanie (Thierry, l’attrice che interpreta Bainsley, ndr) – che in quel momento si trovava dall’altra parte del mondo – di registrare alcune battute che avrei inserito in voice over. Abbiamo fatto tutto tramite l’iPhone e nel giro di pochi minuti!». Così come non nega la rilevanza sociale e politica che la tecnologia ha assunto su scala globale: «La primavera araba, che ormai ha più il sapore dell’estate se non addirittura dell’autunno, non sarebbe stata possibile se i giovani che ne sono stati i fautori non avessero potuto comunicare tramite la Rete».

E a chi gli chiede se è dunque possibile  riuscire a sopravvivere a questo mondo, come suggerisce il finale del film, risponde: «Non vi darò la mia versione di quella scena. Voglio che il film lasci delle domande e interroghi lo spettatore, così che ognuno la interpreti secondo la sua soggettiva. SPOILER Diciamo, però, che alla fine Q riscatta la propria dignità, è certamente più forte e riesce ad avere un maggior controllo sul mondo virtuale. FINE SPOILER. Ecco, lo sapevo, alla fine ve l’ho detto».

(Foto: Getty Images)

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