Prima di tutto, è importante capire il contesto. Un été brulant, ovvero “Un’estate bollente”, è il genere di melodramma esistenzialista in cui si pronunciano battute come «Perché hai tentato il suicidio ?» «Il vuoto mi assaliva». Oppure «Voglio la rivoluzione, altrimenti la mia vita non ha senso», pronunciata da un giovane artista sul terrazzo di una villa a Parigi.

Nuovo lavoro di un autore francese molto amato dal Festival di Venezia come Philippe Garrel (Les amants réguliers), interpretato dal figlio Louis (The Dreamers) e, in un cameo, dall’anziano padre Maurice (morto dopo la fine delle riprese), il film racconta la passione di un annoiato milionario trentenne per la moglie attrice, più vecchia di dieci anni. Una passione che lo spinge al suicidio dopo la scoperta che la donna ha una relazione con un regista (non è uno spoiler, il fatto accade subito in flashforward).

E qui arriviamo al punto. La moglie traditrice è interpretata da Monica Bellucci, che alle prese con dialoghi e situazioni così spregiudicatamente intellettuali (quindi fragili) rappresenta, con le sue episodiche ingenuità interpretative, il classico elefante nella cristalleria: si nota l’elefante, ci si dimentica della cristalleria, ed è facile che tutto vada in pezzi.

La Bellucci, e la sua bellezza così sfacciata e iconica, hanno ormai assunto un ruolo paradossale nel cinema europeo: la loro presenza trasforma ogni film in una riflessione sui meccanismi del divismo, portando a un vero e proprio slittamento di significato. Più che domandarsi di che cosa ci parla il film, ci si domanda cosa “sia” il film, come si sia arrivati ad esso, e sottrarsi a questo meccanismo è complicato.

Il lavoro di Garrell, per altro, è così personale, così legato alle sue ossessioni e alla sua famiglia, da poter indurre un coinvolgimento soltanto in chi sia disposto a una sospensione del puro giudizio estetico, in chi si sia interessato negli anni alle dinamiche del suo percorso di vita e d’autore.

Alla prima proiezione stampa Un été brûlant è stato, un pò ingenerosamente, accolto da risate a scena aperta e da qualche fischio sui titoli di coda (ma c’è anche chi ha applaudito). Ma alcune sequenze, come quella in cui l’attrice italiana ha una crisi isterica perché vede un topo nell’armadio, rischiano di entrare nell’enciclopedia del trash. Nota a margine: la chiacchierata scena di nudo integrale della Bellucci è in realtà un casto fermo immagine sulle sue grazie, dopo nemmeno un minuto di film. Lei, sdraiata su un letto blu, mostra il seno e nasconde pudicamente il resto. (Foto Getty Images)

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