Roman Polanski foto kika

A giochi fatti e mente fredda, serpeggia fortissima la delusione, tra critica e pubblico sul Lido, per la mancata assegnazione di un qualsivoglia premio al bellissimo Carnage di Roman Polanski, dramma da camera adattato su grande schermo a partire dalla pièce teatrale di Yasmina Reza Il dio della carneficina, in cui due coppie di genitori si incontrano per discutere di un brutto litigio avvenuto tra i loro bambini e che finisce in un acceso diverbio. Ci si sarebbe aspettato almeno un riconoscimento all’interpretazione di Kate Winslet, praticamente senza rivali grazie a quella sua straordinaria metamorfosi da signora per bene a mostro sguaiato ed “eruttante”.

I premi, escluso quello meritatissimo al Faust di Sokurov vanno incontro a un certo gusto (con una spiccata propensione per l’Oriente), ma non accontentano il pubblico e lasciano assai perplessa la critica. Il cinese People Mountain People Sea che ha vinto il Leone d’Argento, forse anche a causa dell’incidente che ha interrotto la proiezione, era stato completamente trascurato dalla stampa.

I DELUSI

Gli altri trombati eccellenti sono stati George Clooney, che nel dubbio aveva prenotato una camera al Cipriani nella speranza di un qualche premio al suo Le Idi di marzo che tanti pareri entusiastici aveva raccolto, e William Friedkin, il quale con il suo pirotecnico, irriverente e nerissimo Killer Joe ha davvero infiammato la sala.  Tra i più criticati L’etè brûlant di Philippe Garrel con Monica Bellucci e Quando la notte di Cristina Comencini, detonatore di accese e irriverenti polemiche. 

TEMI FORTI

Nel complesso il cartellone offerto dal direttore Marco Müller si è concentrato su tematiche molto forti e spesso attuali: si è andati dalle pandemie di Contagion alla politica corrotta di Clooney, dalle riflessioni sul cinismo della natura umana di Carnage alle disfunzioni affettive e relazionali in Shame. E ancora: Cronenberg ha messo in scena il conflitto spiritualità e scienza tra Freud e Jung, Sion Sono ha narrato il post-Fukushima, mentre il nostro Terraferma si è concentrato sul tema dell’immigrazione clandestina.

RED CARPET

Non mancava quasi nessuno all’appello: Clooney, Matt Damon, Kate Winslet, Christoph Waltz, Gwyneth Paltrow, Fassbender, Laurence Fishburne, Madonna, il premio Oscar Colin Firth, Monica Bellucci e Vincent Cassel, Viggo Mortensen, Keira Knightley, Emile Hirsch, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman. Il Gotha di Hollywood era quasi tutto lì… Tra i nostri interpreti di grido hanno spiccato Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini, Diego Abatantuono, Valeria Solarino, Filippo Timi, Fabrizio Bentivoglio, Claudia Pandolfi e molti altri ancora.

IMMAGINI SHOCK

Tra le immagini più forti che ci portiamo via da questo Festival ci sono: il “chicken job” imposto a Gina Gershon da McConaughey in Killer Joe, quasi tutte le scene di sesso di Fassbender in Shame, l’autopsia d’introduzione a Faust e lo scalpo deciso alla solitamente glamourosissima Paltrow in Contagion.

IMMAGINI FLASH

Alcune chicche: i Superotto nostalgici del Blasco di Questa storia qua, le tenere lezioni di paternità prese da Bentivoglio in Scialla!, quel ballo sensuale, demoniaco e angelico della rossa Jessica Chastain, superba Salomè per Pacino.

I DIFETTI

Non tutto è filato sempre liscio, specie per noi giornalisti. La logistica non era delle migliori e la sovrapposizione delle proiezioni spesso impediva di offrire la dovuta cronaca degli avvenimenti. Ma soprattutto, tra le vere pecche, c’è quel cratere a fianco del Palazzo del Casinò (dovuto all’interruzione probabilmente perenne dei lavori di espansione del Palazzo) , che oggi più che mai rimanda al Ground Zero di New York e che non sarà mai ricolmato troppo presto. (Foto Kikapress)

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