Fischi e applausi hanno accolto la proiezione per la stampa di Passion (leggi la nostra recensione) ultimo lavoro di Brian DePalma, presentato al Festival di Venezia. Il regista non sembra minimamente intaccato dalle critiche mosse alla sua opera, ed affronta con simpatia ed entusiasmo l’incontro con i giornalisti, accompagnato dalla protagonista del film, quella Noomi Rapace resa famosa dalla trilogia svedese Millennium, dal produttore Saïd Ben Saïd e dal compositore Pino Donaggio. «Mi sono svegliata coperta da punture di zanzara, avevo una faccia che sembrava quella di Elephant Man – scherza Noomi – quindi non garantisco sul mio aspetto oggi». In realtà è radiosa e affascinante, come appare nel film che la vede coinvolta in un rapporto di rivalità e competizione ossessiva nei confronti di Christine, interpretata da Rachel McAdams. Non è la prima volta che le due giovani stelle lavorano nella stessa pellicola: già il set di Sherlock Holmes – Gioco di Ombre di Guy Ritchie le aveva viste impegnate in rocambolesche avventure, ma mai insieme nella stessa scena.

Il thriller di DePalma promette un duello ben più oscuro e intrigante di quello della giocosa pellicola di Ritchie. BestMovie ha incontrato il cast di Passion per una chiacchierata.

Brian, non fai film da ben sei anni. Cosa hai fatto nel frattempo?

DePalma: «Ho cercato di fare in modo che gli altri facessero film».

Il film si svolge a Berlino. Era previsto in sceneggiatura o è stata una scelta dettata dal fatto che la pellicola ha ricevuto finanziamenti anche dalla Germania?

DePalma: «Passion è una coproduzione franco-tedesca. Inizialmente, la storia si sarebbe dovuta svolgere a Londra. Tuttavia, assieme a Saïd Ben Saïd, il produttore, ci siamo detti: perché non cercare delle location tedesche e raccontare la Germania? Ed è stata una scelta vincente. Mission Impossible, inizialmente, era una storia del Midwest; ho pensato che potesse essere girata in tutto il mondo, ed ho avuto ragione».

Alcuni criticano il tuo cinema, dicendo che è rimasto troppo legato agli anni ’80. Altri dicono che sei un profeta, che hai preannunciato l’epoca delle manipolazioni digitali. Passion si apre con uno smartphone in acqua. Una sorta di rivendicazione?

Rapace: «Brian è un profeta ed un’icona!».

DePalma: «Ho girato Hi, Mom! nel 1970, e già in esso parlavo di reality. Sono da sempre un osservatore delle nuove tecnologie; in Redacted mi interrogavo sulle dinamiche della rete. Voglio stare al passo con i tempi».

Noomi, come ti sei preparata al ruolo di Isabelle?

Rapace: «Ogni ruolo che scelgo di interpretare richiede un lavoro profondo per renderlo verosimile. Cerco sempre in me gli spunti per dare credibilità ad un personaggio, traduco me stessa in un altro individuo. Con Isabelle è stato un lavoro molto duro, perché è un personaggio lontano da me, mentalmente a pezzi, intelligentissima ed intuitiva ma che tiene tutto dentro di sé. Non è stato facile capirla».

Come ti sei trovata con Rachel McAdams?

Rapace: «Volevo recitare con lei da tempo, e quando Brian mi ha fatto il suo nome ho visto il sogno tramutarsi in realtà».

Brian, sei da sempre un maestro del thriller. Cosa ti attrae di questo genere?

DePalma: «La possibilità di raccontare attraverso le immagini e la colonna sonora. In questo caso, certo, c’era una splendida sceneggiatura ed una ferrea base emotiva costruita dalle due attrici, perfettamente in sintonia».

Nel film da cui Passion è tratto, Crime d’amour di Alain Corneau, non c’è tensione sessuale tra le due protagoniste.

Rapace: «In effetti, è qualcosa che è nato durante le riprese; non c’erano indicazioni specifiche in merito nella sceneggiatura. Isabelle e Christine non sono innamorate, non sono nemmeno attratte l’una dall’altra: usano il sesso come un’arma».

Nel film, ha una grande importanza la musica.

DePalma: «Lavoro con Pino Donaggio da Carrie, che è del 1976. Insieme, abbiamo fatto sette film. È un sodalizio collaudato. In Passion, la musica è inizialmente più calorosa, ma diventa man mano più sinistra ed ossessiva, seguendo il crescendo della suspence. Ci ho tenuto a riprendere anche un balletto che amo molto, l’Après-midi d’un faune di Claude Debussy, che da tempo volevo inserire in un mio film, e che qui diventa fondamentale, perché contribuisce a distrarre lo spettatore dall’omicidio».

Il tuo rapporto con la moda?

DePalma: «Basta guardarmi! Scherzi a parte, c’è una bella differenza tra me e Noomi. Io non bado molto a come mi vesto, ma ho occhio per scegliere cosa sta bene agli altri».

Rapace: «Lavorare con Brian è magnifico, è velocissimo e preciso. Per Passion avevamo molti abiti a disposizione, firmati da grandi stilisti, e Brian sapeva immediatamente dire quale sarebbe stata la scelta ideale per il personaggio. Abbiamo lavorato a stretto contatto per capire l’evoluzione del modo di vestire di Isabelle, quando comincia a cambiare i dettagli del suo abbigliamento, che è lo specchio della sua anima».

Brian, pensi che il tuo film possa vincere il Leone d’Oro?

DePalma: «Passion è un thriller, al suo interno c’è sensualità, dubbi, colpi di scena, paura e humour. Non vedo perché non potrebbe vincere».

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(Foto Getty Images)

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