C’è qualcosa che non torna. Già questa mattina il nuovo look di James Franco, completamente rasato e con un uomo e una donna in procinto di baciarsi tatuati sul retro della nuca, aveva destato parecchi sospetti. Scopriamo dal suo account Instagram che si tratta delle esigenze di copione imposte dal suo prossimo film, Zeroville, tratto dall’omonimo romanzo di Steve Erickson.
Poi eccolo comparire sul red carpet con un look retrò, rigorosamente anni Settanta, circondato da comparse in abiti di scena e da telecamere che non sono quelle dei fotografi appostati sul tappeto rosso. A breve in Sala Grande, la principale del Palazzo del Cinema, si terrà la proiezione ufficiale del suo The Sound and the Fury, presentato Fuori Concorso. Il mistero si infittisce quando, non appena entro in sala e mi siedo al mio posto, compare sullo schermo il logo della 35. Mostra del Cinema di Venezia. Eppure quella che si concluderà domani è la numero 71.
Il puzzle è presto ricomposto: una voce annuncia che ci troviamo tutti sul set di Zeroville e che Franco, prima di essere insignito del Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2014 e assistere alla prèmiere, girerà una breve scena.

Il mormorio del pubblico, già da parecchi minuti in fibrillazione per l’imminente arrivo del divo, si diffonde ulteriormente. Dalle borse e dalle tasche spuntano schermi illuminati di smartphone e tablet pronti a immortalare il momento. Interviene la troupe a chiarire che “ci troviamo” negli anni Settanta, per cui cellulari e iPad risulterebbero anacronistici: devono sparire.

Le mani a quel punto sono libere di poter accogliere il regista e attore con un lungo applauso. James saluta, scende in platea, si consulta con i cameramen e poi si accomoda appena tre file davanti a me, dove poco prima si erano già posizionate le comparse ufficiali. Giusto il tempo di ritoccare il make-up ed ecco che l’aiuto regista richiede il silenzio e grida: «Action!».
Sul palco compare Alberto Barbera, che interpreta il direttore della rassegna (praticamente se stesso): si avvicina al microfono e annuncia «il premio speciale creato appositamente dalla Giuria per celebrare il contributo straordinario allo sviluppo dell’arte del montaggio» attribuito al Sig. Isaac Jerome. A questo punto Franco si alza, guarda la platea con sguardo sorpreso e conquista la scena per ricevere la coppa e la medaglia che gli spettano. Poi prende la parola e semplicemente dice: «Questo non è il mio nome». Fine della scena.

Il pubblico nuovamente esplode in un applauso caloroso, a cui Franco risponde con una battuta: «Grazie per la collaborazione. Potrete vedere il film sempre qui, il prossimo anno». Chissà che non abbia ragione. Del resto, è risaputo che non c’è due senza…

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