Tutte le famiglie felici sono simili, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
E le vicende che il regista James Franco porta sullo schermo (qui le sue dichiarazioni), riprendendole dal romanzo dello scrittore statunitense William Faulkner, sono la storia dei Compson, una famiglia infelice.

Per raccontare le disgrazie che hanno portato i Compson dalla ricchezza alla decadenza e all’infelicità, Franco divide il film in 3 capitoli (nel libro erano 4). Ognuno è la descrizione da un diverso punto di vista, corrispondente alla storia dei tre fratelli: Benjamin, Quentin e Jason, tutti legati a doppio filo e in modo diverso alla sorella Caddy (Ahna O’Reilly), bella e libera, che si porta addosso l’odore degli alberi.

Il primo capitolo è riservato a James Franco che recita la parte del ritardato Benjamin. Gobbo, imbruttito, bambino di tre anni nel corpo di un adulto, Benji non dice una parola per tutto il film, ma parla con lo sguardo spento e sbieco. A sussurrarci i suo pensieri mai espressi c’è la voce di lui bambino, una voce che non è mai riuscito a far uscire, ma che la sorella è sempre stata in grado di comprendere. Ecco allora che il suo cuore verrà irreparabilmente spezzato quando lei, sposata, dovrà lasciare la casa di famiglia.

Il secondo capitolo è la storia di Quentin (il convincente Jacob Loeb), studente di Harvard che ha con la sorella un rapporto al limite dell’incesto. Si dimostrerà il più sensibile e debole della famiglia, ma a lui viene affidato uno dei dialoghi più filosofici ed interessanti di tutto il film, quello sul tempo, che ha con il padre (Tim Blake Nelson) quando questi gli regala l’orologio di famiglia.

Il terzo capitolo racconta del temibile e senza scrupoli Jason (Scott Haze, già diretto da Franco in Child of God, in Concorso lo scorso anno a Venezia), il più capace nel trasmettere l’idea di urla e furore, annunciati dal titolo. Diabolico già da bambino (lo si vede fare a pezzi i giocattoli del fratello ritardato), odia da sempre la sorella, che incolpa per la decadenza economica e morale della famiglia. Riversa quindi tutte le sue frustrazioni sulla nipote, la giovane Quentin (che porta il nome dello zio), figlia di Caddy ma cresciuta dai nonni.

In The Sound and The Fury, che ha il ritmo altalenante dello stream-of-consciousness dei protagonisti, (reso dal montaggio, dalla quasi continua colonna sonora, e dall’uso di tantissimi flashback), ci viene fatta percepire l’ineluttabilità della fine di un’epoca e l’inevitabile crollo degli equilibri che ne consegue. I Compson sono una famiglia aristocratica del Sud che sta perdendo sì i terreni che possedeva, ma soprattutto il rispetto. La vita per loro, ormai “è solo un’ombra che cammina, un povero giocatore che borioso e inquieto si dibatte sulla scena e di cui poi non si sa più nulla. Il racconto d’un idiota chiassoso e furioso che alla fine non significa niente”.

Il nuovo look di James Franco al Festival di Venezia

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