Dal vivo, senza make-up e con quelle profonde rughe che gli scavano il volto donandogli ancor più fascino, la somiglianza è meno netta. Ma sullo schermo Willem Dafoe sembra realmente Pier Paolo Pasolini. «Magari! Mi piacerebbe essere come lui» scherza l’attore, che ogni tanto prova ad accennare qualche parola in italiano, pur ammettendo: «È difficile, ma lo sto imparando!». Una sfida che ha accettato dopo l’invito dell’amico e regista Abel Ferrara, che da anni sognava di girare un biopic su un personaggio tanto geniale quanto controverso. Il suo Pasolini (in sala dal 25 settembre), in realtà, si concentra sulle ultime 24 ore di vita di Pieruti (come lo chiamavano in famiglia), alternando la ricostruzione di quella giornata alla messa in scena dei progetti a cui stava lavorando, il romanzo Petrolio e il film Porno-Teo-Kolossal.

Best Movie: Come avete costruito il film?
Willem Dafoe: «Lavorare con Abel è sempre un’esperienza poco convenzionale, ormai lo conosco bene. È la quarta volta che collaboriamo. Qui non si trattava di studiare una sceneggiatura e girare, piuttosto di dare forma a un’idea, insieme. Mi sono immerso nella vita di Pasolini, ho cercato di abitare i suoi pensieri e replicarne la semplicità dei gesti quotidiani. Naturalmente, oltre a confrontarmi con Abel e Ninetto Davoli (grande amico di Pasolini, nonché colui che fu chiamato a riconoscerne il cadavere, ndr) ho raccolto molto materiale, mi sono riguardato i suoi film e ho avuto la fortuna di parlare anche con la famiglia».

BM: Quando hai incontrato per la prima volta Pasolini nella tua carriera?
WD: «Quando Scorsese mi chiese di vedere Il vangelo secondo Matteo per prepararmi al ruolo in L’ultima tentazione di Cristo. Un film che mi ha molto colpito per il mix di sospetto e devozione. In generale sono sempre stato molto attratto dalle sue opere, anche se molte sono difficili da approcciare. Le definirei irregolari, così come i suoi scritti: spesso capita di imbattersi in contraddizioni».

BM: A proposito di L’ultima tentazione di Cristo, anche quel film fu presentato al Festival di Venezia.
WD: «Sì, fu proprio la mia prima esperienza al Lido».

BM: Un altro progetto che fece discutere…
WD: «Ci furono reazioni forti, è vero, ma non recensioni così negative come tutti pensano. L’unico commento che mi fece veramente male fu quello di Sergio Leone: “Questa non è la faccia di Cristo, è la faccia di un criminale”».

BM: Tornando a Pasolini, pensi che la sua arte e il suo messaggio siano attuali anche oggi?
WD: «Assolutamente sì, perché la realtà che raccontava non è così diversa da quella che viviamo oggi. In un certo senso è stato un profeta nell’intuire il cambiamento sociale che stava avvenendo. Ed è stupendo il modo in cui ha condotto la sua battaglia con gli strumenti che aveva a disposizione, nel suo privato, con la sua scrittura, con i film, con l’attività politica e giornalistica. Viviamo in un’epoca in cui le cose non funzionano bene, ma si è raggiunto un livello tale di benessere – effetto collaterale del consumismo e del materialismo – che questo condiziona il nostro modo di vivere, la sessualità, il voto politico, il pensiero, le ambizioni. Pasolini ha avuto il coraggio di “mettere le mani” su tutti questi aspetti. Per me è stato di grande ispirazione e spero che questo film lo sia per molti altri».

BM: Come pensi possa essere percepito il tuo Pasolini da un giovane che non ne ha mai sentito parlare?
WD: «Non ne ho idea. Però ho l’impressione che le nuove generazioni abbiano perso lo spirito combattivo dei loro nonni e genitori, lo stesso che contraddinstingueva Pier Paolo. Non cercano di rompere gli equilibri ma sempre più tendono ad adagiarsi sul benessere, appunto».

BM: Non pensi che nel film la sua dimensione privata oscuri quella pubblica?
WD: «No, lui era così. Le due cose non si possono scindere. Il fatto che lui vivesse la sua omosessualità apertamente e nonostante fosse un personaggio pubblico, lo rende ancor più straordinario e coraggioso».

BM: Una figura così coraggiosa è anche quella che però paga un minorenne per trascorrere la notte con lui…
WD: «È vero, ma chi sono io per giudicare? Non è questa la storia, né questa è la mia esperienza di Pasolini. Certo, ne fa parte. Ma fissarsi su questo aspetto è riduttivo».

BM: In questo periodo ti ritroviamo spesso sul grande schermo italiano…
WD: «È vero, oltre a Pasolini, sono in sala anche con Colpa delle stelle (interpreta lo scrittore Per Van Houten, ndr) e a ottobre (il 30, ndr) uscirà La spia – A Most Wanted Man con Philip Seymour Hoffman. Nel frattempo sto lavorando a uno spettacolo di Bob Wilson, The Old Woman, con Mikhail Baryshnikov. Bellissimo! (questo lo dice in un perfetto italiano)».

(Foto: Getty Images)

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