Un incrocio tra una rock-star e Riccardo III, tenendo del personaggio di Shakespeare, oltre l’ossessione per il Potere, anche l’ironia tagliente e il gusto per i giochi di parole. Così si potrebbe definire il Papa giovane interpretato da Jude Law nella serie firmata da Sorrentino che debutterà su Sky il 21 ottobre e di cui oggi sono state presentate due puntate al Festival di Venezia (qui la nostra recensione). Ma è una definizione inevitabilmente incompleta, perché come ogni personaggio del regista napoletano, il pontefice americano Lenny Belardo è enigmatico e sfuggente. E tremendamente affascinante. Senza tanti altri giri di parole, da quello visto al Lido, The Young Pope è una serie di altissimo livello, girata con l’inconfondibile visionarietà di Sorrentino, tremendamente divertente e che semina diversi elementi pronti a incendiare lotte di potere spregiudicate nei successivi episodi.

Alla conferenza stampa sul Lido, Sorrentino è stato accolto da un tifo da stadio: il regista premio Oscar si è guadagnato applaudi da divo e gran parte delle domande sono per lui. Prima delle quali è stata: preoccupato per la reazione del Vaticano? Con la consueta calma sorniona, l’autore della Grande bellezza ha risposto: «Non è un problema mio, ma del Vaticano. In realtà non è neanche problema. Se avranno la pazienza di arrivare fino in fondo alla serie capiranno che The young Pope non è una sterile provocazione, ma il tentativo onesto e curioso di indagare le contraddizioni, le difficoltà e il fascino del Clero: cardinali, sacerdoti, suore e un prete diverso da tutti gli altri che è il Papa».

Per Sorrentino è la prima serie. Com’è stato il debutto in Tv? Woody Allen, anche lui alla sua opera prima in Tv, ha detto che è stato traumatico scrivere per il piccolo schermo… «Be’, forse per me non è stato traumatico ma non è stata neanche una passeggiatina. In ogni caso è stato eccitante, perché sulla lunga distanza si ha la possibilità di approfondire personaggi e dar spazio a maggiori digressioni, cosa che in un film non è possibile. Rispetto al cinema ho dovuto però tenere più in conto la tenuta narrativa (nelle opere di Sorrentino, spesso, il racconto è subordinato all’immagine, ndr), ma d’altro canto non ho voluto puntare solo sulla scrittura come fanno molte serie Tv di oggi, anche quelle più belle: c’è di più. Detto questo, per me, The Young Pope più che una serie è un film lungo 10 ore per il quale ho avuto tutta la libertà e il budget possibile: è finita l’epoca in cui “televisivo” era un aggettivo dall’eccezione negativa».

Jude Law è assolutamente perfetto per il ruolo di questo Papa bello e maligno, che beve Coca Cola alla ciliegia e fuma in continuazione («questa l’ho rubata a Ratzinger, sapevo che lui fumava» ha confessato il regista). Un ruolo non facile: «All’inizio l’idea di portare sul grande schermo un Papa mi preoccupava – ha raccontato l’attore – ma poi Paolo mi ha fatto riflettere sul fatto che il Papa è prima di tutto un uomo. Un uomo fatto soprattutto di contrasti, di contraddizioni. Naturalmente ho anche preso spunto da Papi passati. È stata una grande opportunità lavorare con Sorrentino: è un artista, adoro la sua visionarietà, mi sentivo un colore sulla sua tavolozza. Quando ho letto il copione, l’ho trovato estremamente bello, ho adorato la storia, i riferimenti musicali, l’ironia».

Già l’ironia. The Young Pope, come già detto, è profondamente divertente. Lo conferma lo stesso Sorrentino: «Be’, per me far ridere è una sorta di fissazione: ci provo dal mio primo film. E comunque, lavorando per la serie e facendo ricerche sul Vaticano, in modo del tutto inatteso, ci è stato detto che il tasso di umorismo sia molto alto da quelle parti». E di grande ironia, infine, è anche il commento che il regista dà su una scena in cui compare un’immagine Higuain con la maglia del Napoli: «La Chiesa si occupa con una certa frequenza di fede e tradimento, e quindi mantenere Higuain con la maglia del Napoli aiuta a ricordare questi due concetti».

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