Last Night in Soho
PANORAMICA
Regia
Interpretazioni
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Colonna sonora

Eloise (Thomasin McKenzie), ragazza della campagna inglese che sogna di diventare una fashion designer, riesce misteriosamente a catapultarsi negli anni Sessanta dove incontra Sandie (Anya Taylor-Joy), un’aspirante cantante dalla chioma biondissima e di grande fascino. Ma il glamour non è esattamente quello che sembra: i sogni del passato iniziano a infrangersi e approderanno a qualcosa di molto più oscuro.

Edgar Wright è senza dubbio uno dei registi più ludici del cinema contemporaneo. La sua anima nerd, in primis ne la Trilogia del Cornetto che ha contribuito a renderlo un regista di culto per molti, è tutta nel senso di leggerezza, contagiosa e alcolica, con cui Wright ha sempre affrontato le sue storie. Last Night in Soho è, in parte, una virata non indifferente versi territori più cupi e accidentati, ma anche un ritorno a casa, a Londra, ai fantasmi e ai moti primari dell’ispirazione che l’ha formato. Eppure, al netto di tutto, la sensazione è che la sua leggiadria non sia affatto venuta meno neanche qui, sospinta oltretutto dal vento fittissimo di una trascinante e dorata colonna sonora dove trovano posto (ovviamente) The Kinks ma anche Petula Clark con la sua Downtown, James Ray e tantissimi altri.

Il film, tratto da una sceneggiatura scritta da Wright con Krysty Wilson-Cairns, nasce dal desiderio di raccontare una storia su Central London, che è stata la casa adottiva di Wright per gli ultimi venticinque anni e che lui, nativo di Somerset, ha frequentato anche da adulto. È un racconto sulla carta estremamente dark e immaginifico ma è soprattuto una lettera d’amore a un decennio memorabile, gli anni ’60, in cui Soho, quartiere londinese del West End in cui sorge anche Piccadilly Circus, era davvero il centro dell’universo e della gentrificazione non c’era ancora traccia. Quasi ogni immagine racconta la gioia dell’evocare un tratto, un ricordo e una trovata, e come tale è un film in cui ogni dettaglio è un correlativo oggettivo tanto della memoria malinconica di un tempo mai vissuto, per Wright che è nato nel ’74, quanto il portale per addentrarsi in spazi pericolosi e insondabili e in giochi di specchi moltiplicabili all’infinito. 

La protagonista, interpretata da una Thomasin McKenzie in bilico tra il lampo della scream queen e la purezza candida di una musa da teen movie, un po’ aspirante Marilyn e un po’ E.T., è il cuore pulsante di un’immersione rutilante che non teme di squarciare ogni parete per vedere cosa, di mortalmente inquietante, si cela dietro ogni svolazzo e lustrino. Da amante dell’horror Wright sa bene che non c’è nulla di più temibile di ciò che è alla luce del sole e che magari si mostra a noi in tutta la sua pirotecnica magia. E Last Night in Soho, che è una sorta di film-opera fatto tutto di scene forsennate vissute e girate a mille all’ora, è una perfetta evocazione di questo sentimento dello stare al mondo e di una precisa postura nel pensare al cinema, alle immagini, al décor d’epoca e ovviamente anche al puro cinema di genere (non solo, dunque, un film musicale di alta fattura artigianale sulla Swinging London al tempo in cui in sala davano Agente 007 – Thunderball (Operazione tuono)).

Tutto si consuma nell’evidenza sfacciata e infantile di un gioco a carte scoperte con lo spettatore, nel quale è una dolcezza velata di strani e oscuri misteri a dettare legge, aprendosi anche a un epilogo in cui la consapevolezza del dolore e l’assedio dei fantasmi della realtà si fa totale, lavorando anche su sequenze puramente gore.

Un’operetta a tratti esile, perlomeno nei rari casi in cui c’è esclusivamente da portare avanti il racconto – davvero un mero orpello, a conti fatti – con una certa artificialità, ma mirabile e nei momenti migliori perfino luminosa quando c’è da farsi inghiottire dentro una crepa che può rivelare infinite insidie e mondi fantastici e terribili. Nemmeno troppo incidentalmente, Last Night in Soho diventa così anche un monito per sognatori troppo frettolosi e incauti, mostrando loro cosa li aspetta ad abbandonarsi in maniera eccessivamente cieca e dimentica delle conseguenze alle loro passioni. 

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