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Gwyneth Paltrow nel suo blog new age che le rende milioni di dollari l’anno l’ha definito “conscious uncoupling”. Ma prima che il “disaccoppiamento consapevole” andasse di moda tra i vip, gli sceneggiatori Stefano Sardo e Valentina Gaia avevano provato a immaginarlo: “Se mai dovessimo lasciarci, come vorremmo che fosse? Una cena tra amici che si aspettano una bella notizia, e invece…”. E poi una separazione graduale, senza traumi, restando in ottimi rapporti.

Se l’erano immaginati al punto da iniziare a buttar giù personaggi e storia, passati poi di mano in mano per anni finché prima di del sì a procedere era arrivata davvero la separazione. Si sa però che il destino è beffardo, e a poco dalla fine dei 17 anni d’amore il semaforo verde li ha messi davanti a un’ulteriore prova: avevano il coraggio di rimpastare i ricordi per scrivere una sceneggiatura e un libro che parlasse di loro, e in qualche modo di un mondo? Ce l’hanno avuto.

È nato così Una Relazione, che Sardo ha poi anche diretto, presentato alle Giornate degli Autori in questa 78ma edizione del Festival di Venezia. Lo troverete in sala il 13, 14, 15 settembre e poi su Amazon Prime.

Tommaso e Alice, lui musicista, lei attrice, hanno deciso di lasciarsi nel modo meno traumatico possibile, di comune accordo e rendendo partecipi gli amici. C’è la casa comprata a metà da vendere, le carriere personali da portare avanti, insomma manca il tempo per farsi la guerra, sopratutto se ci si vuole ancora bene. Peccato però che la loro legittima ambizione finisca per scontrarsi con la realtà, tutti i cambiamenti comportano delle piccole rivoluzioni, le corrispondenti resistenze, e vari gradi di dolore, che non avevano considerato.

Quello che colpisce del film, che fin dalle prime scene con New Slang dei The Shins dichiara di volersi accostare a un certo tipo di commedia romantica indie americana (l’avete visto La mia vita a Garden State?), è la capacità – spesso latente nel nostro cinema – di saper raccontare personaggi coi quali è facile empatizzare e riconoscersi. A mettersi alla prova è la generazione di trenta/quarantenni precari, volenti o nolenti sempre-giovani che arrancano per trovare il loro posto nel mondo, e forse un po’ si crogiolano in questa difficoltà. Perché se per Alice e Tommaso le carriere fanno fatica a decollare, non sono da meno gli altri del gruppo (Thoni, Isabella Aldovini e Libero De Rienzo al suo ultimo ruolo), tra i primi ad entrare in crisi quando una delle loro poche certezze – l’ultra decennale relazione della coppia forte del gruppo – è vista naufragare.

I complimenti vanno di certo agli attori Guido Caprino (anche per la voce) e a Elena Radonicich, che danno corpo e silenzi a chi decide di puntare su di sé e sulla propria individuale felicità e realizzazione, ma anche a Sardo che – da bravo sceneggiatore quale è – non tradisce i personaggi nati sulla pagina ma anzi li lascia esprimere seguendoli con fiducia, senza abbandonarsi a nessun vezzo stilistico e facendosi aiutare da una bella colonna sonora che regala anche un paio di inediti da ascoltare con piacere una volta usciti dalla sala.

Prodotto da Ascent, che assieme alla sorella Groenlandia sembra aver trovato la giusta ricetta per le commedie italiane di qualità, – e da Nightswim, Ines Vasiljevic e lo stesso Sardo -, Una relazione ha l’ardire di credere ai sentimenti, di affidarsi a un’umanità sincera, alle tante piccole brutture che fanno parte di ognuno di noi, alla tenerezza, all’amore che c’è e poi passa, ma in qualche modo rimane. Ce ne fossero, di film così.

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