Sulla scia del successo di Halloween, Jamie Lee Curtis si è affermata come una delle più grandi icone del genere horror. La sua carriera tuttavia non è stata priva di flop legati al genere, e tra questi ce n’è stato uno in particolare che, al momento della sua uscita nel 1999, riuscì addirittura ad attirarsi le ire dai fan.
Stiamo parlando di Virus, delirante horror fantascientifico che all’epoca venne massacrato da critica e pubblico, salvo poi trasformarsi negli anni in uno di quei cult sci-fi che, pur pieni di difetti, riescono ancora a intrattenere alla grande. Il film diretto da John Bruno in effetti ha messo sul piatto tutti gli elementi associati agli horror sci-fi di fine degli anni ’90, non rinunciando a navi fantasma alla deriva, cyborg mostruosi, body horror, computer assassini e la voglia di declinare in nuove formule gli apparati narrativi di Terminator e Alien.
La trama del film vede una nave russa rimanere alla deriva in mare aperto dopo essere stata colpita da una non meglio specificata anomalia elettronica. Giorni dopo, l’imbarcazione viene intercettata da un equipaggio di recupero guidato dal capitano Everton, interpretato da Donald Sutherland. A bordo ci sono anche Kelly Foster (Jamie Lee Curtis), Steve Baker (William Baldwin) e un gruppo di marinai convinti di potersi arricchire trainando in porto la nave. Tuttavia, una volta riattivata l’energia del vascello, l’equipaggio libera inconsapevolmente una terrificante intelligenza aliena capace di fondere carne e metallo, trasformando gli esseri umani in mostruosi ibridi meccanici degni di un febbrile e delirante incubo industriale.
C’è da dire che Virus non cerca mai davvero di essere elegante o sofisticato, ma riesce a far emergere gran parte del divertimento proprio da questa sua natura grezza dominata da truppo prostetico ed effetti speciali pratici. Il design dei mostri-cyborg e l’estetica sporca della nave creano un’atmosfera sorprendentemente inquietante, e anche se oggi la CGI oggi tradisce parecchio il peso degli anni, il fattore body horror del film mantiene intatta tutta la sua forza.
Pur non parlando di un capolavoro, Virus rimane un fiero esponente di quel sottogenere di horror paranoici tanto in voga tra gli anni ’80 e ’90 incentrati sull’idea e sui timori che la tecnologia possa prendere il sopravvento, non rinunciando mai alla sua anima da B-movie. Ha dialoghi infatti spesso sopra le righe, personaggi stereotipati e una sceneggiatura che non sempre sfrutta fino in fondo le sue idee migliori. Ma è innegabilmente anche uno di quei film che oggi risultano molto più divertenti e memorabili di tanti horror moderni realizzati in serie e privi di personalità.
Nel 1999 i fan degli horror iniziavano a volgere lo sguardo verso altre atmosfere e altri generi, con Virus che sembrava ormai appartenere a un’epoca precedente. Eppure, riguardato oggi, questo clamoroso tonfo con Jamie Lee Curtis sembra andare fiero della sua mostruosa natura tanto repellente sotto alcuni aspetti, ma terribilmente affascinante sotto altri.
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