«Pensare che c’è stato un periodo nel quale la nostra maggiore preoccupazione erano un branco di pinguini esplosivi». 

Nelle parole di Alfred Pennyworth, maggiordomo e mentore di Bruce Wayne, c’è tutta l’essenza di Justice League (in sala dal 16 novembre), il nuovo film del DC Expanded Universe che arriva dopo lo straordinario successo di Wonder Woman e che fa da apripista a una vera e propria “seconda fase” di cinecomic basati sui fumetti DC. C’è preoccupazione e paura, e anche un po’ di rassegnazione, in quella frase pronunciata da Jeremy Irons; c’è il ricordo di un passato in cui fare i supereroi (o il loro braccio destro) era più semplice, se non altro perché il cattivo di turno era un terrestre, non un alieno proveniente da un’altra galassia. C’è anche (auto)ironia e un pizzico di meta-umorismo: due caratteristiche che avevano già fatto capolino nel recente e dirompente Wonder Woman, (finora) il migliore e meglio accolto dei film del DCEU, adorato dal pubblico e dalla critica e immediatamente eletto a modello da imitare negli anni a venire. Ritrovare quelle atmosfere, anche se “solo” in un trailer, è dimostrazione della volontà di Warner Bros. di portare una ventata d’aria fresca in un universo che, nel mettere uno contro l’altro due dei più grandi supereroi di sempre, si era un po’ dimenticato il fattore-divertimento in favore di una cupezza opprimente, a tratti eccessiva. 

Ci sono tutti gli ingredienti per un reboot, insomma, eppure Justice League non rilancia un bel niente: al contrario, è la logica prosecuzione di in un percorso iniziato nel 2013 con Man of Steel e che proseguirà portando al cinema, da qui al 2020 (e oltre), una ventina di pellicole dedicate ai supereroi e supervillain dell’universo DC, da Batgirl a Deadshot. I più maliziosi l’hanno definito “la risposta DC ad Avengers”, e non solo perché Joss Whedon è coinvolto in entrambi i franchise; e in effetti l’idea di una squadra di supereroi che si alleano per impedire la distruzione del pianeta non è nuova né agli appassionati di comic né a quelli di cinema supereroistico. Le somiglianze con le opere degli arcirivali, però, si fermano qui: il progetto Justice League è più rischioso, soprattutto se considerate che quello che potrebbe (dovrebbe?) essere il capo del team, Superman, è (dovrebbe?) essere morto. Come si mette in piedi un gruppo di supereroi che non hanno mai collaborato tra loro e che, in qualche caso, hanno già provato a farsi fuori a vicenda?

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