Raramente negli ultimi anni capita di rimanere piacevolmente colpiti da una pellicola. Difatti Il panorama cinematografico internazionale è intasato da prequl, sequel, reboot e adattamenti di romanzi o pièces teatrali che soffocano la settima arte.
Tutto ciò va a discapito della creatività che sempre di più scarseggia all’interno dei film, cioè, sempre più rare sono le cosiddette sceneggiature originali che rendono la pellicola un mistero fino all’effettiva visione. Rare…non introvabili.
La sceneggiatura originale di Sette psicopatici è uno di questi rari casi.
Nel suo nuovo film, il regista di In Bruges, Martin McDonagh, mescola alla perfezione dramma e humor(inglese) in una tragicomedy di alta qualità che strizza l’occhio al cinema splatter e rimescola le carte di realtà e finzione. La pellicola ci mostra la storia di uno sceneggiatore in piena crisi creativa, Marty(Colin Farrell), che non riesce ad andare oltre il titolo del suo prossimo copione(Sette psicopatici appunto), il suo migliore amico Billy(Sam Rockwell), attore sulla carta, ladro di cani nella realtà e il “socio in affari” di quest’ultimo, Hans(Christopher Walken, Religioso polacco con un indole pacifista e un passato da dimenticare.
Ognuno di essi porta avanti la propria vita in modo altalenante fino a che il fato, o per meglio uno schizu, non li metterà contro lo -spietato?- boss Charles Costello(Woody Harrelson) proprietario del suddetto cane.
Commedia finita!
Da qui in poi inizieranno a miscelarsi dramma e humor in maniera quasi impalpabile data la solidità con la quale si alternano.
Tra visioni oniriche(narrate), psicopatici reali, presenti e passati e inventati, il film diventa di una bellezza e al contempo stranezza mai visti, lasciando lo spettatore “piacevolmente colpito”.
Colpito dalla bravura degli attori, primo fra tutti Sam Rockwell, da personaggi indimenticabili che restano nella mente e fanno riflettere.
Colpito da una sceneggiatura che sorprende e non annoia, mai prevedibile e anzi indecifrabile, che mostra la realtà degli sceneggiatori Hollywoodiani.
Colpito dalla bravura del regista nel rendere chiaro che il cielo può essere sia abbastanza azzurro da far credere che ci sia ancora un domani e sia scuro come la pece.
Colpito dalle riflessioni umane a cui induce e dalla tremenda crudità delle scene.
Sette psicopatici è il cult che non ci si aspetta e, che al contempo si aspettava da anni.

Voto: 4/5

Andrea Ceccotti

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