“Psicopatia: disturbo mentale caratterizzato principalmente da un deficit di empatia e di rimorso, emozioni nascoste, egocentrismo ed inganno. Gli psicopatici sono fortemente propensi ad assumere comportamenti devianti e a compiere atti aggressivi nei confronti degli altri. Spesso sembrano persone normali: simulano emozioni che in realtà non provano.”
Dopo essere stato presentato in anteprima al Toronto Film Festival 2012, finalmente approda anche nelle nostre sale il nuovo film di Martin McDonagh, 7 psicopatici, pellicola con un cast di all stars che sprizza genialità da tutti i pori, ma anche pazzia. Tanta pazzia.

Come spiega perfettamente la definizione di “Psicopatia” riportata ad inizio recensione, gli psicopatici il più delle volte sembrano persone normali, e nel film questo risulta chiaro nei primi dieci minuti, poi tutto cambia. La normalità viene letteralmente soppressa dalla vera natura dei personaggi, punto forte della pellicola.
Marty (Colin Farrel) è uno sceneggiatore cinematografico, “uno dei più brillanti della sua generazione”. Molti film di successo sono stati scritti da lui, e ora è pronto per sfornare un altro capolavoro, o almeno così vorrebbe. Infatti il nostro Marty è in piena crisi creativa, e il suo nuovo soggetto, un film chiamato Seven Psychopats, non vuole saperne di instradarsi. L’alcool lo aiuta a riflettere, o almeno lo fa meglio del suo migliore amico, Billy (Sam Rockwell), un attore in declino decisamente stralunato con un hobby molto particolare: rapire cani per poi intascarsi la ricompensa. Una cosa geniale, se si pensa che ci sono ricompense che arrivano anche a mille dollari. Ma se per Billy è un “piacevole” hobby, non è lo stesso per il suo collega di rapimenti, Hans (Christopher Walken), un fanatico religioso con un oscuro passato. Apparentemente sembra essere tutto normale, o almeno sembrano esserci dei problemi che possono essere affrontati in modo normale: Marty non ha idee? Beve. Billy è strano, solo e non ha un soldo? Rapisce i cani. Hans? lui è un mistero.
La trama inizia a complicarsi quando Billy ed Hans rapiscono lo Shih Tzu sbagliato. La cagnolina in questione è l’amata amica a quattro zampe del gangster Charlie (Woody Harrelson) che, venuto a sapere del rapimento, perde completamente la testa, dando inizio ad una caccia all’uomo mortale. Purtroppo non posso rivelare altro della trama, dato che è molto particolareggiata e con colpi di scena esilaranti e del tutto fuori di testa, ma come già detto in precedenza ciò che sorprende di questo 7 psicopatici sono i personaggi, la loro caratterizzazione e la loro follia interiore. Personaggi che non si potranno dimenticare e che sarà difficile non amare.

Con questa pellicola Martin McDonagh riece a creare personalità complesse e combattute, ognuna con una sua storia ed ognuna a modo suo strana. Gli psicopatici in questione sono forse alcuni dei personaggi meglio riusciti di sempre, in particolar modo Hans e Billy, interpretati rispettivamente da un Walken da Oscar e da un Rockwell che da solo potrebbe reggere l’intero film. Il personaggio di Hans è straordinario: atarassico e allo stesso tempo emotivo, crede con tutto sé stesso in una giustizia superiore e nella vita dopo la morte, per questo non la teme. E cosa c’è di più pericoloso di un uomo che non teme la morte? Niente. Intimorisce per la sua tranquillità, in ogni situazione. Walken è davvero perfetto, così come lo è Rockwell per il ruolo di Billy, forse lo psicopatico numero uno. Fuori di testa, superficiale e in un mondo tutto suo, Billy vede la vita come un enorme teatro, dove ogni giorno bisogna recitare al meglio. Per lui tutto si riduce ad un film, anche se sa che nulla lo è. L’unica cosa che gli importa davvero è il suo amico Marty, ed aiutarlo a scrivere la sceneggiatura del suo Seven Psychopats, un film che secondo lui “sarà qualcosa di storico.”
Farrel, dopo In Bruges, torna a collaborare con McDonagh, ricoprendo il ruolo di protagonista principale nei panni di Marty, uno sceneggiatore che affoga la sua creatività nell’alcool e nemmeno si rende conto di esserne schiavo. Problematico ma saggio, cerca sempre di fare e dire la cosa giusta, anche se poi ne fa e ne dice di sbagliate, soprattutto nei confronti della sua ragazza (che Billy odia). Per non parlare di Charlie, interpretato dal sempre bravo Harrelson, un gangster che ama alla follia la sua cagnolina e piange come un bambino per lei, ma che incute timore ai suoi sottoposti. Altro psicopatico/sociopatico.
Insomma, questa nuova pellicola firmata da uno dei più brillanti registi odierni è davvero un qualcosa di particolare e che lascia il segno. Una sceneggiatura intelligente e ben congegnata aiuta l’ottimo cast a dare vita a personaggi e situazioni ai limiti della follia, che divertono, inteneriscono e appassionano. McDonagh riesce a dirigere la pellicola in modo pulito e fluido, con interessanti trovare iniziali ed un bellissimo e quasi emozionante tocco di genio finale. Anche l’idea degli aneddoti fortifica la riuscita del film, introdotti al momento giusto e a loro modo sia divertenti che profondi, che per narrazione e musiche.

La nuova pellicola di Martin McDonagh colpisce nel segno, riuscendo a creare personaggi esilaranti, a loro modo intelligenti e dediti alla follia più estrema. Come se non bastasse, la buona direzione del regista di “In Bruges” e la sceneggiatura (sempre scritta da McDonagh) rendono il tutto più accattivante e lo fanno con un certa classe inglese che abbiamo già imparato ad apprezzare. Una pellicola non perfetta nel complesso, tra scene sottotono rispetto al resto del film e personaggi poco sfruttati (vedi Tom Waits con il coniglio e Olga Kurylenko), ma che nelle sue varie parti la perfeziona la rasenta, in particolar modo nella recitazione, dove Walken la fa da padrone su tutti.
7 psicopatici è anche una pellicola intelligente e ricca di rimandi a capolavori del cinema. Difficile che possa deludere qualcuno, soprattutto delle generazioni anni ’90.
Che aspettate: Gli psicopatici vi aspettano in sala, volete farli arrabbiare?

Voto: 8/10

Luca Ceccotti

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