L’ormai non-più-licantropo Taylor Lautner va alla ribalta. Il 7 Ottobre è uscito nella sale cinematografiche italiane “Abduction”, ultima ‘fatica’ in solitaria dell’attore che abbiamo conosciuto nei film della Twilight Saga, dove interpreta Jacob Black.

Tante erano le aspettative nei suoi confronti e questo accade sempre quando un attore arriva da un grande franchise famoso in tutto il mondo. Ma il ragazzo ha dimostrato di sapersela cavare anche da solo e si è scrollato di dosso il mantello da lupo mannaro, per indossare le vesti di uomo/ragazzo d’azione.

Si è sentito spesso dire “Il nuovo Tom Cruise” o “Il nuovo Jason Bourne”, ma credo che in realtà non si possa accostare a nessuno dei due. Nathan Price (Taylor Lautner) è un giovane studente di liceo, innamorato segretamente (ma non poi così tanto segretamente) della sua compagna Karen (Lily Collins), il quale da una vita allegra e serena, si ritrova improvvisamente catapultato in una lunga spirale di bugie e inseguimenti. Al contrario, Tom Cruise – con le sue “Missioni Impossibili” – e Jason Bourne – protagonista degli omonimi film – erano personaggi ben più maturi e consci di ciò che stavano affrontando. Nonostante questo, è indubbio che lo stile del film faccia subito ripensare a questi due grandi esempi del passato.

Nathan, dopo aver scoperto per caso, per via di un compito scolastico che ha dovuto svolgere con la compagna Karen (i casi della vita…), di non essere chi credeva di essere e che i suoi genitori non sono realmente tali, è costretto a correre, letteralmente, da una parte all’altra per cercare di salvarsi la vita.
Prima vede i suoi finti-genitori morire di fronte a lui, uccisi dai ‘cattivi’, poi si ritrova da solo con Karen a correre in sella alla sua moto, in macchina, a nuoto o su un treno, scappando dai suoi inseguitori, e capisce che da quel momento niente sarà più come prima.

In molti cercano di contattarlo, in primis la CIA, poi i cattivi e in aggiunta anche la dottoressa Bennett, sua psicologa, che si scopre essere anch’essa immischiata con gli affari della CIA. Significativa la sua frase “Tu cerchi da sempre delle risposte, solo che non sai quali domande fare”. Grazie a lei, Nathan giunge alla conclusione di non potersi fidare più di nessuno, se non di se stesso e di Karen, sua compagna di viaggio e di fuga.

Scene d’azione e tensione si mescolano uniformemente ad alcuni momenti di passione. Come è normale che sia, il lieto fine è dietro l’angolo e la storia procede talmente velocemente e in maniera fluida che quando finisce il film ci si cheide “E’ già finito!?” Inoltre la suspance non molla il colpo nemmeno nel finale, dal momento in cui fino all’ultimo si spera di poter vedere finalmente il volto del vero padre di Nathan, ma questo non viene mai mostrato in pieno. Che questo porti ad un futuro sequel!?

All’interno del cast sono presenti anche nomi noti come Sigourney Weaver e Alfred Molina che però non ricoprono ruoli degni di sè, per lasciare così spazio alle nuove stelle nascenti, veri protagonisti della pellicola.

In conclusione, nonostante la dura critica e i deludenti risultati del boxoffice americano, Abduction è un film piacevole in cui ritroviamo azione, passione, suspance e tanto talento. Sì, perchè non solo Lautner è riuscito a dimostrare di essere un attore dalle grandi capacità recitative e fisiche (ha infatti girato da sè la maggior parte delle sue scene d’azione) anche all’infuori della tanto acclamata Twilight Saga, ma anche la Collins ha cominciato a piantare in maniera ben stabile i piedi nel mondo di Hollywood mostrando a tutti di saperci fare.

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