“Amore, bugie & calcetto”, titolo che racchiude perfettamente i tre temi principali su cui si snodano e ingarbugliano le storie dei protagonisti di questo film, scritto da Fabio Bonifacci e Luca Lucini e diretto da quest’ultimo.

Sette uomini, sette amici, alcuni colleghi tra loro, che si incontrano settimanalmente per giocare a calcetto, occasione che utilizzano per scaricare lo stress, le loro frustrazioni, per svagarsi. A volte però, è difficile tener in panchina le proprie vicende personali. Ed ecco che i compagni di squadra, diventano confidenti, pronti a sfiocinare consigli, giudizi e critiche.

Ed è cosi, alternando partite a vicende personali che ci vengono presentati i protagonisti; da Vittorio, interpretato da Claudio Bisio che, probabilmente, qui è nella sua migliore interpretazione, uomo sportivamente egocentrico e traditore senza scrupoli, che arriva ad intrattenere un rapporto più carnale che sentimentale con l’ex di suo figlio Adam, nonché suo compagno di squadra.

Poi c’è Lele (Filippo Nigro) in crisi con sua moglie Silvia (Claudia Pandolfi): i due ricorreranno a stratagemmi tragicomici pur di dare una svolta al loro rapporto.

Il Mina, interpretato da Giuseppe Battiston, capitano della squadra dentro e fuori dal campo. Il saggio del gruppo, il confidente numero uno, il tipico perno sia quando si parla di tattiche calcistiche che di vita.

E ancora Piero (Andrea De Rosa), il più giovane della squadra e il più romanticone, fedele, studioso e amorevole, pronto ad affrontare una dura situazione: la sua ragazza Martina è incinta, ciò che non sa è che il figlio non è suo, ma del suo migliore amico Adam.

Quest’ultimo, interpretato da Andrea Bosca, affronta il suo dilemma interiore per aver tradito la fiducia del suo miglior amico e per star diventando, poco alla volta e senza accorgersene, simile a suo padre Vittorio.

Poi vi sono personaggi minori e meno curati come Filippo (Pietro Sermonti), lo stereotipo del traditore seriale, con l’unico scopo di dare sempre prede fresche alla bestia che governa i suoi pantaloni e Il Venezia (Max Mazzotta), a cui vengono affidate i momenti e le battute più frivole della commedia.

Un film godibile, che si lascia piacevolmente guardare. Di certo non un cast stellare, i volti poco noti o comunque quasi esordienti ci sono, ma nonostante questo il livello della resa scenica è davvero buono.

Come detto prima, qui c’è un Claudio Bisio ironico che ho apprezzato tantissimo anche nelle scene più serie. Il resto del cast si comporta benissimo. Giuseppe Battiston è una garanzia e qui lo dimostra ancora una volta.

La regia riesce a trasmettere emozioni: le riprese mosse, sporcate dal movimento di macchina a mano nelle scene riguardanti Lele e Silvia, quasi a voler rappresentare la turbolenza che c’è nelle loro vite, dalle riprese di luoghi confusi e disordinati degli ambienti in cui vive Il Mina, che riesce a dare consigli a tutti tranne che a se’ stesso e che non riesce a sopportare l’abbandono subito dalla moglie.

Le scene davvero divertenti non mancano, ed in linea generale è una bella commedia che si dovrebbe recuperare se non si ha avuto modo di guardare.

Un bell’esempio di commedia ragionata, che non deve forzatamente far leva sulla volgarità per poter piacere.

Alla fine della visione non si può che rimanerne soddisfatti.

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