Tralasciamo subito il fatto che i distributori italiani come solito si sbizzarriscono nello storpiare i titoli originali e di conseguenza fuorviare lo spettatore: The Purge: Anarchy e’ terribilmente più efficace già di per se. Comunque Anarchia: La notte del giudizio e’ il seguito, inteso come prosecuzione e sviluppo della tematica principale, di quel gioiellino ingiustamente snobbato che fu La notte del giudizio, tra i film più originali usciti negli ultimi anni. E credo di non fare peccato mortale ne lesa maestà nel dire che l’idea di base di The Purge e’ geniale e basilare quanto lo furono gli Zombi di Romeriana memoria negli anni settanta. Si perché The Purge richiama tematiche care al maestro del l’horror, la diversità intesa come debolezza, la totale assenza di sicurezza anche nel luogo sacro per antonomasia ( le proprie mura domestiche ) la mancanza di fiducia verso il prossimo ( chiunque può essere tuo nemico e non ci si può fidare di nessuno ) infine la critica e il dubbio che si insinua tra sottile linea che ci divide tra l’essere vittima e carnefice. Qui non ci sono morti viventi ma e’ un tutti contro tutti. C’è’ un America nel 2023, ci sono dei fantomatici padri fondatori che hanno edificato la nazione sulla repressione, sul controllo delle menti, su un equilibrio che si regge soltanto grazie a 12 ore di anarchia ogni 365 giorni. Quelle dodici ore chiamate lo sfogo, un arco di tempo definito, in cui vige soltanto la totale sospensione di ogni regola di convivenza civile e morale, nella quale si cerca la purificazione che diventa lo strumento ideale per reprimere la criminalità negli altri 364 giorni. Violenza gratuita, vendetta regolarizzata, regolamenti di conti, omicidi efferati, oppure il semplice sfogo, lo scaricare la frustrazione da mediocre cittadino, il semplice lasciarsi andare per divertimento contro chi ti capita a tiro : vale tutto ( a determinate condizioni però, vedi alcune armi proibite, forse non ancora pronte per esser immesse sul mercato …) con l’avallo dei padri fondatori che mostrano quanto sia giusto uccidere in una società che hanno educato ad uccidere, che godono nel vedere eliminate le fasce piu deboli, che non possono difendersi e non hanno adeguata protezione in una guerra all’ultima arma tecnologica, eliminazione che comporta un grosso risparmio sul mantenimento degli stessi poveri che agli occhi dei padri non producono ma sono solo una spesa nel bilancio. Poi ci sono le lobby delle armi, che vedono così aumentare i profitti perché tutti in qualche modo o partecipano attivamente o cercano di difendersi. Pietà, rimorso, sensi di colpa, perdono sono alcuni sentimenti contrastanti che assillano i protagonisti di questo girone infernale notturno, che si muove in territori bui sospesi tra ” I guerrieri della notte ” e ” 1997 Fuga da New York”, che diventa un viaggio metafisico dove più importante della metà diventa ciò che si impara per strada, dove non si è mai così vivi come quando si sa di rischiare la vita.

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