Annabelle 2

Lo scricchiolio di un pavimento in legno di un’immensa casa in campagna, il rumore fragoroso di una serratura a spalancare un porta che non si sarebbe mai dovuta riaprire, foto che rivelano presenze soprannaturali e una bambola che, solo a guardarla, sembra il preludio a qualcosa di orribile.

Risiede qui il talento di David F. Sandberg, uno che si è guadagnato la ribalta grazie al terrificante corto Lights Out, pubblicato su Internet nel 2013, per poi entrare subito nelle grazie del maestro del terrore James Wan, che ha prodotto il suo primo lungometraggio nel 2016 e che figura pure tra i producer di questo film. Ovvero nella capacità di mettere insieme tutti gli elementi tipici, al limite del cliché horror, ma con una forma e un tempismo impeccabili: sai perfettamente quello che sta per succedere, eppure il jumpscare è assicurato, e in Annabelle 2: Creation se ne contano diversi.

Con questo secondo spin-off si allarga il demoniaco universo gotico della saga di The Conjuring, che dopo un primo sequel, The Conjuring – Il caso Enfield, e un primo spin-off, Annabelle appunto – diretto da John R. Leonetti e andato discretamente al box office, con oltre 256 milioni di dollari incassati nel mondo, ma che non aveva convinto affatto la critica – torna a esplorare la genesi della bambola, diventata vettore per le manifestazioni di un potentissimo spirito maligno (Non a caso i Warren, la coppia di medium protagonista del primo capitolo della serie, la custodivano ben chiusa in una teca).

Andiamo quindi a ritroso, nella campagna americana intorno agli anni ’50, dove facciamo la conoscenza della famiglia Mullins: Samuel (Anthony LaPaglia), Esther (Miranda Otto) e la piccola Annabelle (Samara Lee). L’uomo, un abile artigiano, ha appena terminato il suo ultimo capolavoro, una bambola rifinita nel minimo dettaglio, primo esemplare di una serie limitata. Una domenica, mentre la famiglia è di ritorno a casa in auto, una banale foratura si trasforma in tragedia. Annabelle, scesa dal pickup, perde la vita in un incidente. La storia riprende 12 anni dopo, quando Samuel e la moglie decidono di ospitare le ragazze di un orfanotrofio, accompagnate da una suora, sorella Charlotte (Stephanie Sigman). Curiosando per l’immensa mansion e trasgredendo alle regole imposte dal costruttore di bambole, le giovani, guarda caso, risvegliano una presenza demoniaca sopita da tempo, in cerca di un corpo per tornare a fare del male.

La formula “in crescendo” già utilizzata per gli altri capitoli del franchise continua a funzionare, passando appunto dalle prime, quasi innocue, manifestazioni paranormali (lo sberluccichio degli occhi di Annabelle in una vecchia foto, la bambola che si manifesta inspiegabilmente in posti diversi o che si dondola in una stanza completamente abbandonata) a un tripudio angosciante in cui il demone arriva a colpire con tutta la sua ferocia gli abitanti della magione. 

E nonostante lo script in alcuni punti sia leggermente forzato – della serie “ma chi te lo fa fare?” – tutto scorre liscio e le quasi due ore di proiezione volano mentre, stritolati dall’ansia (complice un comparto sonoro a regola d’arte), si tenta continuamente di capire dove e come colpirà di nuovo il pupazzo diabolico.

Annabelle 2: Creation è un’operazione che Sandberg confeziona talmente a regola d’arte e con dosi così massicce di stile – merito anche dei magistrali piani sequenza con cui si esplorano gli angoli più bui della casa – che se avete voglia di provare una paura old school la visione è praticamente obbligata.

Mi piace: il senso di ansia e smarrimento con cui il regista riesce ad attanagliare costantemente lo spettatore

Non mi piace:  i 12 anni trascorsi dopo la morte della bambina, e la vera genesi del demone, vengono liquidati in un recap piuttosto breve

Consigliato a chi:  cerca un horror old school ma dannatamente efficace e ben girato

Voto: 4/5

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