ANNABELLE

“L’evocazione” , il film diretto da James Wan, è stato forse uno degli horror più riusciti degli ultimi tempi, in quanto il regista malese aveva mescolato in maniera egregia elementi della tradizione con quelli più innovativi, per regalarci un qualcosa che tutto sommato poteva meritare almeno una visione per ogni amante del genere. Direttore della fotografia in quel lungometraggio era John R. Leonetti, che in questi giorni è invece nelle sale in veste di regista per quello che è una sorta di prequel – spin off del film di Wan.
Nel suo lungometraggio infatti Leonetti ci racconta la storia di quella che in “L’evocazione” era solo uno dei tanti trofei “indemoniati” della famiglia Warren, la bambola Annabelle.
Il fatto che non ci sia Wan in cabina di regia però questa volta si fa sentire.
Il film segue la storia della famiglia Form, John e Mia, e della loro neonata Lia (glissiamo sull’accoppiata madre e figlia per quanto riguarda la scelta del nome).
Entrati in possesso della bambola, che Mia aveva tanto cercato e mai trovato, i coniugi dovranno fare i conti con il fantoccio stesso e la sua maledizione, in un ‘opera che in parte ricalca il capolavoro di Polansky “Rosemary’s baby”.
Tanti sono infatti gli elementi che lo citano, come il vestito verde della protagonista, interpretata da Annabelle Wallis, il nome del suo personaggio (ad interpretare Rosemary era stata Mia Farrow), il palazzo in cui si svolge la vicenda, ed anche i filmati ad inizio pellicola riguardo le gesta della Manson Family, che assassinò proprio la moglie di Polansky, Sharon Tate.
Il risultato però non è neanche lontanamente comparabile a quello del regista polacco, in quanto “Annabelle” ingrana veramente lentamente e risulta senza mordente per quasi tutta la durata della sua pellicola sviluppando poi una storiella non molto solida in cui i protagonisti non entrano mai realmente in gioco, e affrontano la maledizione della bambola in un modo molto superficiale e scontato. I personaggi non sono coinvolgenti e la storia cade nell’oblio con loro stessi. Leonetti ci regala almeno un paio di scene realmente ben fatte e che contengono da sole l’intera paura che un film come questo avrebbe dovuto mostrare per molto più tempo, ovvero quella della bambina che diventa adulta e tutta la scena del locale lavatrici e dell’ascensore, in cui si intravede anche un Satanello davvero spaventoso. Troppo troppo poco però.
Se con “L’evocazione” si era intrapresa una buona strada senza gridare comunque al filmone, con “Annabelle” si ha l’impressione che più di una cosa non sia andata come avrebbe dovuto, e nonostante un paio di scene veramente ben fatte dal punto di vista della tensione e della paura, possiamo rassicurare il caro buon vecchio Chucky, di poter dormire sonni tranquilli in quanto il suo regno di “bambola” più spaventosa del cinema non è per ora messo in discussione.
Occasione sfumata.

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