William Shakespeare, chi fu, chi non fu e chi si credette essere. Dimentichiamoci, con questa pellicola, le atmosfere mielate di ‘Shakespeare in love’ oppure le vicissitudini della regina Elisabetta tutte devote al bene dell’Inghilterra viste in ‘Elisabeth’ e ‘Elisabeth-The Golden Age’. In questo caso assistiamo alla storia di un aristocratico, con l’incredibile vena di scrittore e drammaturgo che, per colpa della sua posizione e per le credenze del tempo, non poteva mettere il suo nome in quello che scriveva. Tutto qui? No assolutamente, la storia si dipana in un arco di quarant’anni, attraverso salti temporali non sempre digeribili,che raccontano le vicissitudini accadute presso la corte dei Tudor. Gli intrighi politici, le restrizioni morali, gli amori della regina Elisabetta verso un giovane mante dell’arte e delle donne. Colui che scriverà opere memorabili ma che saranno attribuite a un altro (un attorucolo da strapazzo incapace quasi di leggere e del tutto di scrivere). Che nella storia forse è anche il figlio della regina stessa (visto che già all’età di sedici anni aveva partorito). Roland Emmerich, al suo secondo film in costume (dopo ‘The Ptriot’) ci mostra un’inghilterra ricostruita alla perfezione, fin nei mini particolari, di fine cinquecento. All’interno della quale si muovono personaggi che hanno contribuito alla sua storia politica e letteraria.L’una strettamente legata all’altra, persino durante le rappresentazioni delle sue opere letterarie. E alla fine del film l’autore, ormai prossimo alla morte, si lamenta del fatto che di lui, che non ha mai ricevuto alcuna onoreficenza per campagne militari, si ricorderanno solo le parole contenute nelle sue opere. Non ha importanza quindi se Shakespeare sia stato un impostore o meno, la bellezza e la forza dei suoi scritti passano sopra ogni cosa.

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