Ci sono registi sull’olimpo da tempo, altri che aspettano l’occasione giusta, altri che sfornano prodotti in quantità senza eccellere, né scontentare. Altri ancora che attendono una consacrazione che potrebbe essere dietro l’angolo, come non arrivare mai. Ben Affleck è al suo terzo film e vista la qualità dei primi due (“Gone Baby Gone” dove ha diretto il fratello Casey e “The Town” protagonista con Jeremy Renner), è logico aspettarsi il colpo grosso. E’ ancora giovanissimo. E precoce. In bacheca ha già una statuetta guadagnata da sceneggiatore, preludio sospettoso che il meglio lo dia non davanti alle telecamere. Missione compiuta: Argo è un film straordinario, sapientemente ricostruito, meticolosamente girato e cadenzato in modo impeccabile.

La ricostruzione di Affleck è splendida. Ci ritroviamo a fine anni 70, epoca di basettoni, capelli lunghi e occhiali a chi ha le lenti più grosse. Anni difficili per gli Stati Uniti, appena usciti con le ossa rotte dallo scandalo Watergate che ha portato alla caduta il presidente Nixon. E’ anche, e soprattutto, l’epoca delle cadute dittatoriali. In europa Portogallo e Grecia. In medioriente si svolge la nostra storia. 1979, in seguito alla rivoluzione islamica, il popolo insorge contro il regime dittatoriale dello Scià costringendolo ad un esilio negli Stati Uniti. Nel caos generale, alcuni militanti irrompono nell’ambasciata americana. Nella frenetica corsa al “si salvi chi può”, sei funzionari riescono a sfuggire senza però riuscire a distruggere tutti i dossier compromettenti. Troveranno rifugio nella residenza del primo ministro canadese, ormai però consapevoli di essere al centro di un pericolosissimo, eventuale, incidente diplomatico. L’apparato governativo americano si mette quindi in moto per risolvere la questione senza cedere al ricatto islamico che rivorrebbe rimpatriare lo Scià per processarlo. Viene incaricato dell’operazione l’esperto membro di esfiltrazione Tony Mendez (lo stesso Affleck), che tra le più improbabili soluzioni, trova il modo di riportare gli ostaggi a casa facendoli passare per una troupe cinematografica, incaricata di effettuare sopralluoghi proprio in Iran.

I primi minuti di film ci presentano questo scenario. Ricostruzione del contesto storico in primis, ma è splendido lo scenario thriller che Affleck mette in gioco. Si resta incollati alla poltrona con le palpitazioni che salgono e l’ansia che ci assale. Le immagini sono forti, rifatte da repertorio, gli anni ’70 sono li, davanti a noi, impossibile non notarlo. L’inizio film è una potente escalation al maggior livello di tensione. Il punto di forza della pellicola, è appunto il giusto calibrare degli stati d’animo che si avvicendano. Se l’atmosfera palpitante predomina, ancor più divino è il merito del regista di raccontare lo scenario hollywoodiano, al limite del grottesco, inserendolo nel sottofondo drammatico della vicenda. Certo, è la chiave del film. Certo, è storia. Ma è offerto in modo sublime. Così come il cast perfettamente collocato. John Goodman è John Chambers, truccatore che ha lavorato a stretto contatto con Tony Mendez. Premio Oscar, quasi a volere sottolineare la delicatezza dell’operazione.

Argo è una perla, sicuramente uno dei migliori film della stagione. La storia lo ha inventato, Clinton lo ha reso pubblico declassandolo da “Top Secret”, Ben Affleck ce lo ha raccontato. Noi ce lo gustiamo.

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