E chi l’ha detto che in Italia sappiamo fare bene solo i film/commedia oppure rappresentare gli spaccati più sanguinosi, e non, della nostra storia repubblicana?Questo film ne è l’esatta conferma. Un crudo, sanguinolento, nervosissimo racconto su come la guerra (vera o simulata) porta sempre alla stessa conclusione: la morte da entrambe le parti. La famigerata ‘gabbia dei fenicotteri’, costruita dagli psicopatici ‘cacciatori’ di prede (umane o animali non ha importanza) finisce con il ritorceglisi contro. E si scopre che la paura, quella vera, psicologica, dettata dalla disperata lotta per non soccombere e morire, rende le persone completamente diverse da come sono sempre state; le trasforma addirittura, in delle ‘macchine da guerra’ insensibili e determinate a un solo obbiettivo, vivere.
La regia, con un uso quasi maniacale della ‘steady cam’, porta lo spettatore esattamente dove vuole: nel mezzo della narrazione. Lo disgusta, alcune scene sono a dir poco nauseanti (tipo quella del mattatoio con quelle povere bestie massacrate e sezionate per dirne una). I primi piani sugli attori (giovani e devo dire bravi nei loro ruoli)mostrano cosa è veramente la paura, la tensione, la disperazione nel ritrovarsi immersi in un gioco che è diventato solo una lotta per sopravvivere. La bestia dentro si scatena (da ambo le parti) e per chi guarda la pellicola c’è solo un pensiero: che il film finisca presto.

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