Ancora una volta la  formula della casa di produzione Blumhouse si è confermata vincente. In un periodo in cui il cinema punta quasi solamente sull’effetto di spettacolarità visiva, messo alle strette delle crescenti qualità narrative delle serie TV, la mente di Jason Blum che ha partorito uno dei migliori film del 2017 “Get out”(commedia horror dalle esplicite critiche contro il razzismo ancora radicato nella mentalità statunitense) ha deciso di scommettere invece sui b-movie: pellicole low-budget che basano il proprio successo sull’intreccio e sul l’originalità dello script.

Badiamo bene che, alla base di “Auguri per la tua morte” troviamo uno schema classico, trito e ritrito all’interno dell’industria cinematografica, ossia quello del loop temporale, del ritrovarsi a vivere in continuazione lo stesso giorno ininterrottamente. Ad aggiungere vivacità al film, viene qui inserita la componente thriller (più che horror) , il giallo di una ragazza che si ritrova ripetutamente vittima di un misterioso omicida il giorno del suo compleanno. Questa tematica apparentemente seria viene però stemperata da un tono leggero, dai classici stereotipi della commedia americana per teenagers, trasferita in questa pellicola al periodo del college: la protagonista é quindi la solita bionda anonima ma popolare, odiata da tutti e con la classica gnomea di ragazza facile, assillata, se così si può dire, da tutta una serie di problematiche futili e superficiali che ruotano intorno all’inettitudine della confraternita di cui fa parte(anche se non manca la componente un po’ più profonda che che la fantastica morale americana ci propina ogni volta).

Nonostante la dichiarata banalità di fondo, il film risulta essere comunque godibilissimo, forse per l’azzeccato alternarsi delle scene di tensione (perché di vera e propria paura non possiamo parlare) che spesso sfociano in risvolti tragi-comici( la morte viene infatti trattata come un opportunità per poter essere liberi da ogni vincolo o canone sociale, per fare ciò che si vuole) alle vicende personali, seppur scontate, della protagonista, la cui prigionia ne loop temporale si trasforma in una sorta di “processo di formazione” e presa di coscienza della propria identità, un’insolita occasione per mettere ordine nella propria vita. Non manca inoltre il (forse atteso) colpo di scena finale, e vincente risulta anche la maschera paffuta e inquietante del misterioso killer, che ricorda negli atteggiamenti a volte goffi e impacciati l’iconico personaggio di Scream, che rincorre sempre le sue vittime prima di finirle.

La reinvenzione dei soliti schemi rende dunque questo film discreto nella sua ripetitività, nei luoghi comuni e nelle tipiche trovate narrative oramai note al pubblico.

Voto: 6,5/10

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