Quest’anno sono usciti due film che hanno rivisitato la celebre fiaba di Biancaneve. Il primo film, uscito ad aprile nella sale italiane, era diretto dal regista indiano Tarsem Singh, il quale era riuscito a dare un tocco originale alle pellicola, pur rimanendo fedele allo spirito della storia originale. Quindi, pur non essendo un capolavoro, la versione di Singh aveva una sua anima, una base abbastanza solida che potesse sorreggere l’intero film. Il problema del secondo film, uscito l’11 luglio e diretto dall’esordiente Rupert Sanders, risiede proprio nella struttura. Infatti il film non ha una sua anima, una sua identità. Il cuore di Biancaneve potrà anche piacere alla perfida regina, ma non piace a noi. La Biancaneve di Sanders non ha una caratterizzazione psicologica che permetta al pubblico di provare empatia per lei. Non che ci si aspettasse un’analisi accurata delle personalità dei personaggi da un blockbuster estivo, ma un minimo di approfondimento psicologico è necessario per coinvolgere lo spettatore. Durante tutto il film non facciamo altro che sentire quanto pura, innocente e buona come il pane sia questa donna: è perfino cristiana e questa caratteristica, unita alle altre, dovrebbe aiutarci a delineare una sua personalità. Invece nelle due eccessive ore di lunghezza del film non proviamo un minimo interesse per questa Biancaneve, la quale o corre o mette il muso, e la performance incolore della Stewart non aiuta affatto. Sempre più addormentata del solito, la giovane attrice risulta fuori parte nei panni di Biancaneve e per tutta la durata del film non fa altro che riprodurre le stesse espressioni che ci aveva mostrato in Twilight e nei capitoli successivi. Ma veniamo agli altri personaggi. La regina interpretata da una sempre brava Charlize Theron è affascinante, ma nemmeno il suo personaggio convince del tutto. La perfida strega sembra una pazzoide schizofrenica che vuole rivendicare i diritti delle donne, aspetto quest’ultimo che poteva anche risultare interessante, ma che alla fine sbiadisce per via dell’evoluzione banale del personaggio. Ma il peggiore di tutti è il personaggio del cacciatore. Se non fosse per la differenza dei costumi, diremmo che Chris Hemsworth abbia interpretato di nuovo il personaggio di Thor. Arrabbiato, violento e arrogante come lui, il cacciatore urla e sbraita per tutto il film, prende a botte i cattivi mentre noi vorremo che desse un bel calcio a Biancaneve per farla svegliare. Due amebe riuscirebbero ad avere un rapporto più intenso e passionale; tra Kristen Stewart e Chris Hemsworth non c’è feeling, non c’è complicità. Non capiamo se i due sono innamorati o se lui ama lei o lei ama lui o nessuno ama nessuno, ma alla fine non ci importerebbe lo stesso. Aggiungi sette nani ubriaconi e maiali che non divertono affatto, un principe che non centra un bel niente e “ Biancaneve e il cacciatore “, per quanto riguarda i personaggi, non centra il bersaglio. Una volta che i personaggi non funzionano, di conseguenza l’intero film non prende il volo, anche a causa di una regia e di una messa in scena che, come sottolineato prima, non hanno anima. Regista e sceneggiatori hanno copiato tutto, dal Signore degli Anelli fino a Twilight e persino Harry Potter. Cercando di prendere piccole dosi di ingredienti da ciascun film, gli autori hanno ficcato tutto dentro un pentolone, hanno mescolato per bene e il risultato è un film che a tratti riesce a fallire anche nel suo primario obiettivo, ovvero quello di intrattenere.

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