Ormai è per tutti ufficiale: questo 2012 è l’anno di Biancaneve. Dopo la versione in chiave leggera e volutamente indie di Tarsem Singh uscita lo scorso Aprile con Lily Collins e Julia Roberts, ora arriva Biancaneve e il cacciatore dove troviamo Kristen Stewart (quasi orfana della Twilight-Saga) nei panni di Biancaneve e Charlize Theron in quelli della regina Ravenna. In tutti i cinema dall’11 Luglio.
Inevitabile qui è narrare la trama di questa storia che, malgrado tutti conoscono, si distacca parecchio sia dal film animato Disney che dalla fiaba dei fratelli Grimm. Dopo la voce narrante che c’introduce nella storia troviamo la regina Ravenna (Charlize Theron; Young Adult, Prometheus) che s’impossessa del regno appartenente al padre della giovane e bella Biancaneve (Kristen Stewart; Twilight Saga, On the road) che, a sua volta, verrà rinchiusa in una torre e lì rimarrà fino alla maggiore età. Quando la regina scopre che per restare bella per sempre deve avere il cuore della giovane principessa, questa scappa nell’intricata foresta oscura, dove proseguirà il cammino con un cacciatore (Chris Hemsworth; The Avengers, Quella casa nel bosco) bruto ma dai buoni sentimenti e con gli otto nani (avete capito bene, sono otto!) che la condurranno sempre più alla consapevolezza che solo lei potrà fermare la regina e riportare il regno agli antichi fasti di un tempo. Dai produttori di “Alice in wonderland”. Questa sottolineatura particolare fatta nel processo di marketing e pubblicità non è di certo sbagliata. Se, però, è stata fatta come mero tentativo commerciale di riempire quanto più le sale e far salire gli incassi, in realtà all’interno della pellicola ci sono diverse assonanze col film firmato Tim Burton di un paio di anni fa. Se in quell’opera un’ errore poteva essere la maggiore forza decisionale della Disney a scapito di quella del regista, qui lo è stata la forza dei produttori di ricalcare sulle innovazioni portate avanti da quella storia: una giovane dolce, pura e innocente che viene coinvolta in una vera e propria rivolta contro chi presiede (ingiustamente) il potere per riportare le cose allo stato di quiete. Ecco che allora i personaggi delle belle fanciulle, pacifiche e gentili, vengono ormai ribaltate quasi come un’emancipazione femminile dei personaggi delle fiabe che hanno dovuto attendere ancor di più rispetto all’emancipazione femminile nella realtà. La pellicola è impreziosita dalla presenza di molte star di grosso calibro. Tra gli otto nani, ad esempio, si possono riconoscere Bob Hoskins (Chi ha incastrato Roger Rabbit?), Ian McShane (Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare), Nick Frost (Attack the block – invasione aliena), Toby Jones (Hunger Games). Oltre loro ovviamente abbiamo Kristen Stewart che, come i colleghi Pattinson e Lautner, inizia a dire addio alla saga che l’ha resa famosa nel mondo con personaggi nuovi e diversi. E il risultato non è del tutto negativo anche se, accolte le vesti di rivoluzionaria alla “Giovanna D’Arco” nella seconda parte del film, non riesce ad ottenere la forza e l’empatia di cui il suo personaggio, in quella condiziona specifica, avrebbe avuto bisogno. Accanto a lei il cacciatore Chris “Thor” Hemsworth, burbero e ubriacone quanto dai buoni sentimenti. Entrambi però, per quanto possano convincere, non saranno mai al livello raggiunto invece da Charlize Theron che si conferma ancora come un’ottima attrice che porta ad un livello superiore il personaggio della regina malvagia con scena molto dark ed emotive che richiamano persino gli scenari del cartoon Disney oltre che un particolare aspetto del cinema di Guillermo Del Toro.
Al di là dell’inizio stereotipato con la classica voce fuori campo quello che funziona davvero in questa fiaba tra il classico ed il moderno sono le ottime atmosfere dark attorno al personaggio della splendida e maledetta regina Ravenna. Funzionano gli effetti visivi della foresta nera e dello specchio delle brame, convincono i nanetti anche se diventano più una spalla di Biancaneve a favore di uno spazio maggiore per il cacciatore del titolo. La reinterpretazione, in generale, è ben ricostruita anche se non equilibrata e la storia ti prende e si segue piacevolmente.
Oltre che con “Alice in wonderland” le assonanze ci sono anche con il recente “Cappuccetto rosso sangue”. Perché? Perché anche lì veniva stravolta una storia immortale. Se lì però il risultato era davvero devastante (in negativo) qui ci sono delle ancore di salvezza che convergono, oltre che nella fotografia e nelle scenografie, nel personaggio della Theron. Quello che però è stato (ingiustamente?) stravolto è il ruolo amoroso. Proprio a vista dell’emancipazione femminile di cui si parlava prima, Biancaneve è attratta ancora dal bel principe azzurro (Sam Claflin; Pirati dei Caribi – Oltre i confini del mare) ma ancor più dal tenebroso cacciatore, uno scenario ormai sempre più presente nelle storie degli ultimi quindici anni, dove il principe azzurro non è più la scelta della bella che, invece, preferisce il misterioso, il ribelle, l’anticonformista. Ed ecco che, purtroppo, viene a crearsi un sottile triangolo amoroso che non convince affatto e lascia anche strade aperte ad un futuro tutto da scrivere che non funziona per nulla nel finale che, invece, poteva chiudere semplicemente come la più classica delle fiabe. Infine, non convince l’esplicito ed estremo citazionismo: l’arrivo del bianco cervo che richiama un po’ la simbologia religiosa (che però qui non ha motivo di esistere) de “Le cronache di Narnia” o alcune scene di guerra che non possono non far pensare a “Il signore degli anelli”, per non parlare della caduta del cavallo bianco nel fango che richiama “La storia infinita” o lo specchio delle brame da cui esce un dissennatore dorato di “Harry Potter”.
“Biancaneve e il cacciatore” rimane di certo un buon prodotto commerciale che non spicca molto per originalità e citazionismo ma che convince nella sua resa malgrado, ad un approfondimento, i punti negativi possono essere maggiori dei positivi. Rimane uno di quei film che fa piacere vedere con amici e una buona dose di popcorn per andare al cinema e non pensare per un paio d’ore. E forse è meglio così. Non pensare e godersi lo spettacolo.

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